Fioritura del "Bambù" (anno 1987- anno di nascita di Chiara)
Nell'anno 1987, anche da noi è fiorito il Bambù !
Infatti , la fioritura di questo arbusto è dilazionata nel tempo, ad intervalli non proprio regolari, 30-60-120 anni e che quando accade, porta alla morte della pianta.
E intere popolazioni di bambù allora muoiono, e la specie coinvolta fiorisce in ogni parte del mondo contemporaneamente.
| fioritura | particolare del fiore |
![]() |
![]() |
-------------------------------------------------------------------------------------
Il poeta Alfonso Gatto a Carate Urio
(articolo tratto dall' Ordine del 08/07/2009 di Laura Garavaglia)
Girotondo
Ho preso tutti i bambini per mano,
andiamo in corsa per la città.
Alto più alto, nano più nano,
evviva evviva la libertà!
Il cielo è netto col mare d’intorno,
il sole odora di pane croccante
e l’acqua è fresca, fragrante,
ride alla bocca del giorno.
Io sono pazzo di tutti i colori,
il rosso è forte come un cazzotto,
il verde spilla bibite e fiori,
il bianco a sacchi di neve e brina
ride al pagliaccio che s’infarina.
Ho preso tutti i bambini per mano,
ho preso tutti i colori e i pennelli.
Tingiamo a nuovo case e ruscelli,
le porte i chioschi, la barba al sultano.
Ho preso tutte le nuvole a mano
tutti i rumori, gli strilli, il baccano.
Alto più alto, nano più nano,
evviva evviva la libertà!
Alfonso Gatto, Il Vaporetto
Altre notizie su Alfonso Gatto
Poesia del Dr. Antonelli Ettore
(citato nell'articolo dalla sig.ra Garavaglia)
sto
mestée fàa de stremizzi
e
de cruzzi a ogni moment,
fàa
de or passa a descorr
tra
de mì con la coscienza,
fàa
de pass e rampegàad,
de
speranz mai bandonnàa
de podè fagh drée a sta gent,
in quij cà fàa su de prèij,
dove
gh’è sempr odor de fumm,
ma
mai manca un gott de vin
e
ona man che streng la mia,
per
quel pòcch che pòss vègh fàa,
sto
mestée fàa de scalman
quand che batt el soo de Luj
o
de palta in di sentée
quand
ch’el pioeuv per di giornàd,
sto
mestée fàa infin de név
de
pestà per primm coi pée
o
de gèl che creppa i mann,
fàa de pass al ciar de lunna
penna
saltàa foeu del lècc,
pien
de rabbia soffegada
e
bestemm pènna strozzàa…
quanti
volt in ‘sti trent’ann
hoo
pensàa de pientall lì !
Ma
oramai, come sta gent,
come
l’unigh fioeu che gh’hoo,
de
sta név e de ‘sta palta
ancamì sont impastàa…
e
a ‘sti post resti inciodàa.
E.A.
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
150° Unità d'Italia
Discorso tenuto il 27 marzo 1911 in occasione del 50° dell'Unità d'Italia dalla maestra Rosa Bossi Boggia (1) ai suoi alunni delle scuole di Carate Lario .
(1) Il fatto sorprendente non è tanto lo slancio della maestra, quanto il fatto che Rosa Bossi Boggia non era italiana, bensì svizzera ticinese di Bruzella, un paesino della Valle di Muggio.
"Alunni e alunne della scuola elementare di Carate Lario, a voi la semplice e disadorna mia parola .... Sebbene nata nel suolo Elvetico, ora faccio parte alla popolazione dell'Italica Terra, ed eccomi qui per unirmi a voi nel festeggiare decorosamente il primo Cinquantenario della solenne proclamazione del Regno d'Italia. Cresciuti tutti voi alla vera scuola italiana, meglio di me conoscete quei tratti di santo eroismo, che resero immortale il nome di quei non pochi prodi che chiamavano fortuna perfin il morir combattendo , pur di salvare l'onore del proprio vessillo e poterlo coronare di gloria e di vittoria. Oh ! Libertà d'Italia ! Quanti martiri, quante lacrime quanti sacrifizi sei costata. ! E noi che oggi ne esultiamo le vittorie , sempre benediremo agli eroi di quelle epoche, che la storia ricorda con vero entusiasmo patriottico. E noi che ora godiamo la quiete , la pace e la libertà acquistata col valore e col sangue dei nostri padri, ricordiamo che ci incombe a tutti indistintamente il santo dovere d'instillare nei cuori delle crescenti generazioni quei puri e orti sentimenti di amor patrio che in ogni momento formano il saldo ornamento degli animi concordi e fermi degli antichi italiani. Voi, o ragazzi, sarete un giorno chiamati a servire la Patria e l'esempio ereditato dagli avi sempre valga a non rendervi mai titubanti nel seguire le orme benedette dei guerrieri antichi. E pensate che in quei giorni in cui verranno affidate le sorti future della Patria, voi la renderete sempre più gloriosa se saprete meritarvi il nome di "Degni figli d'Italia" Anche a voi, o ragazze, la storia presenta dei punti interessanti e luminosi e non fa bisogno che vi ricordi la madre dei Cairoli, che alla Patria ben sacrifica i suoi cinque figli,; la giovane Clelia romana, che con straordinaria fermezza risponde a Porsenna " Sappi che se fossi anche io sola in Roma, la tua vita non sarebbe sicura" Non sono da scordare le sorelle Lampugnani che vendettero ben cara la loro vita nelle gloriose cinque giornate di Milano. Di volo rammento alcune date che fanno grande epoca al Risorgimento Italiano, e cioè quelle infauste del 1848 e del 1849, che aggiunte alle schiaccianti proposte austriache , non scoraggiarono però il Re Galantuomo, il quale nel 1859 colla guida di Camillo Benso di Cavour, di Massimo D'azeglio e di altri ancora , mediante il favorevole aiuto dell'alleanza francese, guadagnò la libertà alla nostra Lombardia. Ed a questo fatto storico di tanta cara memoria, fa seguito la sconfitta fatta subire sul vicino Colle di San Fermo dal Generale Giuseppe Garibaldi agli austriaci. . Nel 1860 è da accennarsi la favolosa spedizione dei Mille, che guidata sempre dal prode Garibaldi dà libertà alle due Sicilie ed incontrandosi a Teano con Vittorio Emanuele lo saluta re d'Italia, e poscia, come novelli Cincinnato si ritira a Caprera. (*) Tutti uniti e compatti portiamo dunque il saluto alla nostra Italia, alla sua capitale, che nel 1870 venne definitivamente occupata , ricordando sempre quel 20 settembre , e quando il Re nel Parlamento esclamò " a Roma ci siamo e a Roma ci restreremo". Il nostro gentil pensiero in oggi giunga anche al Re Galantuomo che riposa al Pantheon; alla tomba del Re Umberto , col qualificativo di Re Buono ed al regnate Vittorio Emanuele III, al quale ben si addice l'appellativo di Re Dotto.
Salve a te, o Italia, e salve a' tuoi prodi ! Viva l'Italia !
(*) Non con liquidazioni milionarie, ma con un semplice sacco di sementi per il suo orto.! (Mia riflessione)