1)            Fioritura del "Bambù" (anno 1987- anno di nascita di Chiara)

Nell'anno 1987, anche da noi è fiorito il Bambù !

Infatti , la fioritura di questo arbusto è  dilazionata nel tempo, ad intervalli non proprio regolari, 30-60-120 anni e che quando accade, porta alla morte della pianta.

E intere popolazioni di bambù allora muoiono, e la specie coinvolta fiorisce in ogni parte del mondo contemporaneamente.

fioritura particolare del fiore

 

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    2)                       Il poeta Alfonso Gatto a Carate Urio

(Laura Garavaglia - dall' "Ordine" del 08/07/2009)

Altre notizie su Alfonso Gatto

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3)      L'affetto del Verga per il nostro Lario

( Mario Taccone -  dall' "Ordine" del 31/05/2012)

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4)                           Poesia del Dr. Antonelli Ettore 

(Medico condotto di Carate Urio per oltre 50 anni)

CONDOTTA    DE    MONTAGNA

Sto mestée inscì scalcagnàa,                                Questo lavoro così sgangherato                    

sto mestée fàa de stremizzi                                  questo mestiere fatto di spaventi                   

e de cruzzi a ogni moment,                                   e di crucci a ogni momento                     

fàa de or passa a descorr                           fatto di ore passate a parlare                     

tra de mì con la coscienza,                           tra di me e la mia coscienza                     

fàa de pass e rampegàad,                             fatto di passi ed arrampicate                          

de speranz mai bandonnàa                           di speranze mai abbandonate                     

de podè fagh drée a sta gent,                        di poter fare qualcosa per questa gente                    

in quij cà fàa su de prèij,                               in quelle case costruite con la pietra                   

dove gh’è sempr odor de fumm,                 dove c’è sempre odore di fumo                 

ma mai manca un gott de vin                      ma dove non manca mai un goccio di vino                   

e ona man che streng la mia,                       o una mano che stringa la mia                 

per quel pòcch che pòss vègh fàa,                per quel poco   che possa aver fatto ,           

sto mestée fàa de scalman                            questo lavoro fatto di scalmane               

quand che batt el soo de Luj                          quando batte il sole di luglio            

o de palta in di sentée                                   o di fango nei sentieri               

quand ch’el pioeuv per di giornàd,                 quando piove per dei giorni interi            

sto mestée fàa infin de név                              questo lavoro fatto in fine di neve               

de pestà per primm coi pée                              che calpesto per primo con i piedi              

o de gèl che creppa i mann,                             o dal gelo che screpola le mani              

fàa de pass al ciar de lunna                              fatto  di  passi  al chiar di luna              

penna saltàa foeu del lècc,                                appena saltato giù dal letto              

pien de rabbia soffegada                                    pieno di rabbia     soffocata        

e bestemm pènna strozzàa…                              e di bestemmie appena strozzate ...              

quanti volt in ‘sti trent’ann                                   quante volte in questi trenta anni             

hoo pensàa de pientall lì !                                    ho pensato di smettere !               

Ma oramai, come sta gent,                                 Ma ormai, come questa gente,                

come l’unigh fioeu che gh’hoo,                          come l’unico figlio che ho  ,             

de sta név e de ‘sta palta                                      di questa neve e questo fango                

ancamì sont impastàa…                                       anch’io sono  mischiato...         

e a ‘sti post  resti inciodàa.                                 e a questi posti sono inchiodato.                 

 

                                                       E.A.

 

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5)                                              150° Unità d'Italia

Discorso tenuto il 27 marzo 1911 in occasione del 50° dell'Unità d'Italia dalla maestra Rosa Bossi Boggia (1) ai suoi alunni delle scuole di Carate Lario .

(1) Il fatto sorprendente non è tanto lo slancio della maestra, quanto il fatto che Rosa Bossi Boggia non era italiana, bensì svizzera ticinese di Bruzella, un paesino della Valle di Muggio. 

"Alunni e alunne della scuola elementare di Carate Lario, a voi la semplice e disadorna mia parola .... Sebbene nata nel suolo Elvetico, ora faccio parte della popolazione dell'Italica Terra, ed eccomi qui per unirmi a voi nel festeggiare decorosamente il primo Cinquantenario della solenne proclamazione del Regno d'Italia. Cresciuti tutti voi alla vera scuola italiana, meglio di me conoscete quei tratti di santo eroismo, che resero immortale il nome di quei non pochi prodi che chiamavano fortuna perfin il morir combattendo , pur di salvare l'onore del proprio vessillo e poterlo coronare di gloria e di vittoria. Oh ! Libertà d'Italia ! Quanti martiri, quante lacrime quanti sacrifizi sei costata. ! E noi che oggi ne esaltiamo le vittorie , sempre benediremo agli eroi di quelle epoche, che la storia ricorda con vero entusiasmo patriottico. E noi che ora godiamo la quiete , la pace e la libertà acquistata col valore e col sangue dei nostri padri, ricordiamo che ci incombe a tutti indistintamente il santo dovere d'instillare nei cuori delle crescenti generazioni quei puri e orti sentimenti di amor patrio che in ogni momento formano il saldo ornamento degli animi concordi e fermi degli antichi italiani. Voi, o ragazzi, sarete un giorno chiamati a servire la Patria e l'esempio ereditato dagli avi sempre valga a non rendervi mai titubanti nel seguire le orme benedette dei guerrieri antichi.  E pensate che in quei giorni in cui verranno affidate le sorti future della Patria, voi la renderete sempre più gloriosa se saprete meritarvi il nome di "Degni figli d'Italia" Anche a voi, o ragazze, la storia presenta dei punti interessanti e luminosi e non fa bisogno che vi ricordi la madre dei Cairoli, che alla Patria ben sacrifica i suoi cinque figli,; la giovane Clelia romana, che con straordinaria fermezza risponde a Porsenna " Sappi che se fossi anche io sola in Roma, la tua vita non sarebbe sicura" Non sono da scordare le sorelle Lampugnani che vendettero ben cara la loro vita nelle gloriose cinque giornate di Milano.  Di volo rammento alcune date che fanno grande epoca al Risorgimento Italiano, e cioè quelle infauste del 1848 e del 1849, che aggiunte alle schiaccianti proposte austriache , non scoraggiarono però il Re Galantuomo, il quale nel 1859 colla guida di Camillo Benso di Cavour, di Massimo d'Azeglio e di altri ancora , mediante il favorevole aiuto dell'alleanza francese, guadagnò la libertà alla nostra Lombardia. Ed a questo fatto storico di tanta cara memoria, fa seguito la sconfitta fatta subire sul vicino Colle di San Fermo dal Generale Giuseppe Garibaldi agli austriaci. . Nel 1860 è da accennarsi la favolosa spedizione dei Mille, che guidata sempre dal prode Garibaldi dà libertà alle due Sicilie ed incontrandosi a Teano con Vittorio Emanuele lo saluta re d'Italia, e poscia, come novelli Cincinnato si ritira a Caprera. (*) Tutti uniti e compatti  portiamo dunque il saluto alla nostra Italia, alla sua capitale, che nel 1870 venne definitivamente occupata , ricordando sempre quel  20 settembre , e quando il Re nel Parlamento esclamò " a Roma ci siamo e a Roma ci resteremo". Il nostro gentil pensiero in oggi giunga anche al Re Galantuomo che riposa al Pantheon; alla tomba del Re Umberto , col qualificativo di Re Buono ed al regnate Vittorio Emanuele III, al quale ben si addice l'appellativo di Re Dotto.

Salve a te, o Italia, e salve a' tuoi prodi !    Viva l'Italia !

 


 

(*) Non con liquidazioni milionarie, ma con un semplice sacco di sementi per il suo orto.! (Mia riflessione)

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6)                               Antonio Boggia , il mostro della via Bagnera

Biografia del Serial Killer Antonio Boggia. Nato a Urio nel 1799, è conosciuto come il mostro di Milano o della Stretta Bagnera

(Fu l'ultima condanna a morte di un civile eseguita a Milano)

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7)                            I Papi : virtù ed hobby

 

Riferimento anche a  Papa Ratti di Desio - Pio XI ( .. un po' di casa  a Carate)

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8) Quando a Carate si costruivano MAS nei cantieri Taroni

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9)  I giusti sconosciuti

Ugo Del Monte aveva 12 anni quando il 3 dicembre 1943 insieme alla madre Anna Levi e a sua sorella maggiore Mirella riuscì miracolosamente a raggiungere la frontiera sul monte Bisbino, e a riparare in Svizzera (aiutato forse da Giovanni Vitta (Cadorna)

“I giusti sconosciuti”: è il titolo di un incontro che si terrà il 9 marzo sul Monte Bisbino (Como), ai margini della frontiera con la Svizzera, là dove dopo l’8 settembre del 1943 molti  ebrei attraversarono il confine, salvandosi.