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Schirela

 

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Schirela

L'ultima cava di "pietra moltrasina"

In questa località troviamo alcuni residui di insediamenti produttivi della più imponente cava di "pietra moltrasina", abbandonata qualche anno fa a causa del pensionamento dell'ultimo cavapietra di Carate,

Somaini Ernestino,

 

faceva parte di una famiglia che da lunghe generazioni si era dedicata a questo lavoro massacrante. Le cave migliori infatti si trovavano sui monti, per cui oltre alla fatica di "strappare" il sasso alla montagna, c'era poi anche il problema di trasportare il prodotto finito fino in paese. Questo trasporto veniva fatto con slitte di legno fabbricate in loco, abbastanza grandi se trainate da asini o muli, e più piccole se erano trainate dagli stessi cavatori alla sera quando rientravavo a casa. Quella di Schirela era una delle migliori e più estese cave,

tanto che il Somaini mi raccontava che in quella zona, quando era ancora ragazzo e stava imparando il mestiere, era piena di operai che lavoravano per diversi proprietari. Ognuno infatti aveva il suo appezzamento di cava , ed era tanto il sasso che vi lavoravano che erano riusciti perfino ad installare un pezzo di binario sul quale facevano correre alcuni piccoli carrelli, come quelli delle miniere. (Si possono vedere ancora alcuni rottami abbandonati). Una gru alquanto primitiva invece sollevava i sassi dal fondo della cava.

Ed eccone il funzionamento ! 

 

... tanto olio di gomito....   e la grossa pietra sale dal fondo della cava !

 

E che fosse la più importante lo si può anche desumere dalla grande quantità di detriti depositati nelle vicinanze, ed alla base dei quali gli stessi lavoratori avevano costruito un piccolo monumento con l'effigie della Madonna (chiamata "Madona de Pugee") quasi ad invocarne la protezione perchè tenesse saldi gli altissimi muri e salvaguardasse dai pericoli cui erano soggetti ogni giorno coloro che lavoravano nelle vicinanze.

residui della lavorazione Madona de Pugee

Circa cento metri dopo la fine della cave, inizia la località di Gisen.

Ginestre in fiore sopra la cava !

Sàss de Multràas e Caràa

Bolgia infernaal la cava dua 'l cèpp al crepava cùl sudùur di saée, fadiich senza fii d'un ingrato mestée.

La maza, la livera, i cugnoo eran i sò strument:

Po giù fin' al laach (ma che pena) cùn carej e cubjitt

sa s'ciancàvan la schena ! Lì, suta i sustri

i blòch ciapàvan furma, àltar

suduur, àltar fadiich

e tanta abilità di picapreda. Ruscavan de bugiarda

 tutt al dì pàr pioot, soj e basej

che duveva surtì.

E via suj cumbaj

cùnt i curéer

a finì p'àl so destìi in di cantieer.

A Multràas e Caraa mò

l'è 'n laurà finii.

Ma quel ch'è stà faa cun tanta armunia

al resta de vedé anca fora i cunfii

de Lumbardia.

Al sàlta subit a l'occ

in la beleza de 'na gesa rumanica,

eu 'l campanii quai volta pendént

in de'n vilùn de la Brianza o del laach,

in de'n palazz del cinéent.

Urgòli dei nòst paées

se ancamò incoo sa sènt dì: quela custruziuu lì

l'è laurada in sàss de Multràas!

 

Emma, Lipomo, 5 gennaio 2003

 

 

 

 

 

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