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Strada di Frino

 

Su

STORIA DELLA STRADA DI FRINO

E DEL

CROTTO TARAGUNA

COSTRUITI DAL

Signor CLERICI EUGENIO

in memoria del Padre e del Figlio - GIOSUE' - VITTORIO

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Il Dominatore d'ogni cosa mi ha di molto prolungato la vita dandomi molte soddisfazioni da me desiderate e fra le altre ne voglio ricordare due più d'ogni altre bramate cioè quelle con cio dò un ricordo di due persone carissime che devo amare, un Padre Giosuè ed un figlio Vittorio.

Era desiderio di mio Figlio Vittorio, ed a ciò molte pratiche fece, del Sentiero detto "Frino" ridurlo ad una comoda strada ma la falce inesorabile della morte lo rapì nell'età più feconda dell'uomo.

Il suo desiderio lo feci mio e non dormivo tranquillo onde pensare a mandarlo ad effetto. Cominciai a far pratiche con i confinanti del sentiero per poterlo alargare, credendo che facendo tutto a mie spese ed a utile suo maggiore non dovessi trovare controversie; ma il primo con cui feci pratiche, il sig. Cappelletti Luigi, non mi rispose negativamente ma volle essere retribuito a lite tre (L. 3) per ogni metro quadrato di terreno che mi cedeva, rifargli la cinta, che veniva demolita un po' più alta e reboccata ed essendomi abbisognato metri quadrati di terreno dovetti sborsare. Di ciò non mi sono avvilito feci pratiche col sig. Cavagna Sangiuliani Conte Antonio, ma se il primo lo trovai avaro il secondo senza cognizione di materia, non potei mai avere la risposta ed io con altri saccrifici pecuniari invece d'un progetto dovetti adottarne un altro a pensare che quello che domandavo non ridondava altro che a suo vantaggio. Si immagini il mio dispiacere vedendomi fatto tutti questi torti ne fui al colmo per parte del Conte ma più ancora d'un Cappelletti perchè dopo aver soddisfatto a tutte le sue pretese si permise di costruire nell'interno del suo fondo proprio dietro la cinta una scala per comunicare da un piano all'altro con cordoni miei e coi muratori alle mie dipendenze, senza potergli dedurre un centesimi dal prezzo del terreno. Essendo il mio carattere positivo non avvilendomi per il denaro quando si tratta di fare una cosa utile alla società e mettere termine a una cosa ideata seguii il mio disegno senza badare a sacrifici e quando non ebbi più ostacoli coi terzi fui obbligato a demolire un mio muro e repristinarlo incontrando anche in ciò una forte spesa ma finalmente la strada ebbe termine e ne fui oltremodo contento perchè il progetto da mio povero figlio Vittorio sospirato era compiuto. Ora ho così una comoda strada da recarmi, dalla Strada Regina, al mio Campo Grande ed al Crottino che mi rappresenta una Fortezza della Spagna ove mio Padre Giosuè come soldato fu preso d'assalto colla perdita di due parte degli assalitori ed anche quelli che sono rimasti superstiti e che entrarono in quella piccola città dovettero lottare ad arma bianca e terminare con una guerra accanita a corpo a corpo e in quei tempi che l'arma da fuoco era ancora a pietra, gli Italiani avevano il sopravvento in tutte le battaglie delle Nazioni incorporate (tempo dell'esercito di Napoleone I ). Ora che sono cento anni voglio lasciare una memoria ed un ricordo essendo al tempo che per piccolo fatti fanno un monumento ed ad ogni battaglia assegnano a qualunque soldato una medaglia di decorazione. Se mio padre l'avessero fregiato di una medaglia per battaglia, in dieci anni continui di guerra poteva fare una raccolta da mettere ad un Museo ed invece non ha vuto che portare alla tomba una ferita. Io come soldato non potei, come fece mio padre dar prova di valore ma la detti e la dò da buon Cittadino e con questo sono riconoscente ad un padre che diede dei prodigi come soldato e che fu anche Sergente. Fra i pochi superstiti di quei tempi non si faceva che ragionare delle avventure avute ed il mio povero Padre andava quasi settimanalmente a Cernobbio dal Generale Pino alla Villa d'Este che lo chiamava per fargli raccontare delle battaglie avute essendo un soldato del suo reggimento e che fu graduato da sergente da lui e tutte le volte che vi si recava gli dava una bavera di cinque lire Austriache che per il mio Padre erano di grande risorsa.

Non mi darete torto se abbia avuto un gran desiderio di fare un Crottino con sopra i merletti per rammentare la fortezza che ha battuto in Spagna il mio Padre, così dopo la mia morte resterà sempre una memoria ai posteri e a tutto il paese. Questa memoria mi costa più che battere una Fortezza e sono corso a pericoli quasi uguali col trovarmi di fronte ad un vicino senza cognizione di fabbrica diretto da un Ingegnere irragionevole che voleva, come il vicino volle, quello che mai a nessuno diedi e più di una volta mi diedero dispiaceri insopportabili. Quel bel tipo d'Ingegnere mi dimandò in casa sua per combinare e mentre si discuteva mi prese per un braccio per mettermi alla porta, a quell'atto gli domandai se avevo detto una parola d'offesa e questi mi rispose: < Se non l'ha detta ora, l'avrà detta altra volta>, nuovamente mi aprì la porta e mi diede uno spintone. Lascio a voi il considerare l'emozione ch'io provai a tali affronti non avendolo mai per nessuna circostanza offeso.

Quell'Iddio che mi ha fatto molte grazie mi ha pure concesso la soddisfazione di por termine a questo lavoro che resterà a perenne memoria di Giosuè e Vittorio Clerici.

Ringrazio ancora il Signore per la grande rassegnazione datami lungo i miei ottantun anni ed in questo lavoro che se non fossi stato sempre così rassegnato ai suoi voleri sarei rimasto vittima sul fior degli anni. Ringrazio quanti mi hanno seguito in questa lettura ogni volta che avrete l'occasione di leggerla ricordatevi di chi umilmente si sottoscrive.

Carate Lario 5 luglio 1906

Clerici Eugenio

 

 

 

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