Home Sommario Contatti Meteo Links

Chiesa parrocchiale

 

Su

Un po' di storia.

Tratta da

  • "Urio - Cenni Storici - Rinnovato Santuario della SS. Trinità a Pobiano" (1932) di D.G.T. 

  •  "Manuale del Pellegrino e visitatore -  Il santuario della SS. Trinità" (1934) di Epifanio a Lemnyaco

Cenni generici

A dieci chilometri da Como, servendosi dei battelli della Lariana, o dell'autocorriera, il passeggero trova sulla riva destra, fra Moltrasio e Carate, il villaggio di Urio, ultimo della pieve di Zezio. Il territorio di Urio si stende sulle falde delle montagne che fiancheggiano la sponda destra del Lario; è abbastanza fertile e vi si coltivano cereali , viti e gelsi , ha poi buoni pascoli in alpeggio e boschi su in alto, ed in tutto ha una superficie di ettari 285. Anche nel territorio di Urio si trovano cave di ardesia rinomata che passa sotto il nome di "pietra moltrasina".

Popolazione : (queste note riguardano  soprattutto il tempo passato) Urio non è un paese unito, ma diviso in tre gruppi di abitato con toponomastiche  proprie, alle quali conviene aggiungere il ricordo di altre due località, e cominciando dalle carezze del lago abbiamo Riva, dove si erge la chiesa parrocchiale che nel cinquecento aveva vicino a se soltanto quattro fuochi, cioè del Parroco, e di famiglie Lucini, Boggia, Tettamanti. Nella località detta Pangino cioè lungo la strada da nord a sud abitavano le famiglie dei Riva, Vago, Corti, Terragno e Taroni; ora quella spiaggia è rallegrata da parecchie nobili ville, alle quali sovrasta in monte il luogo che chiamano Castello. Verso e quasi a fianco di Carate ha segnato il confine naturale  da una valletta che ha tre nomi, giù verso il piano si chiama Visina, forse per indicare il passo delle Vicinia, cioè gli abitanti di Carate, a metà del corso si appella Presetta - Presezza - (per una presa di acqua limpida  e salubre) in alto ha il nome Cronghetta (Colonghera). Quasi in centro al paese altra acqua chiara ed ottima diroccia da una grotta detta del Molinello, e, fatta talvolta torrente impetuoso, va a sfociare nel Lago, vicino alla chiesa Parrocchiale; la formata valletta si chiama Pangino. Dagli atti della visita del vescovo Ninguarda (1592) 

troviamo in Urio 22 fuochi con 116 persone; nella visita dell'Archinti (1619) erano 120, ed in quella del Carafino (1643) troviamo la popolazione discesa ad 83 persone, il che vuol significare che la famosa peste del 1630 ha portato via un terzo degli abitanti. Nell'anno 1850 dai registri parrocchiali risulta  la popolazione salita a 283 persone, ma quattro anni dopo, per la strage del colera discende a 191 per poi salire nel 1861 a 295 e nel 1864 a 323. 

La parrocchia

La comunità cristiana di Urio, appartenendo fin dall'inizio alla Pieve di Zezio per la cura religiosa ebbe dal Capitolo di Como assegnato un sacerdote , che per molto tempo fu appellato Rettore, poi Parroco. Ma quando l'antichissima chiesa dei Martiri  Quirico e Giulitta sia stata eretta è impossibile dire.

 

La Chiesa parrocchiale

 Che fosse delle primitive fanno prova tre argomenti di fatto: la prima perchè dedicata a martiri del IV secolo; secondo perchè edificata proprio sulla riva del Lago, proprio come le prime battesimali, mentre anche in quei tempi lontani gli abitanti dimoravano quasi tutti in montr, in terzo luogo perchè l'arte costruttiva della precedente chiesa era proprio dei più remoti tempi. Il vescovo Ninguarda ci ha lasciato la descrizione di quella che egli vide nel 1592, e vale la pena qui riportarla allo scopo che ci renda avvertiti della struttura architettonica  di quella che potè essere opera del secolo decimo e forse preceduta da altra più piccola. Ecco cosa scive il Ninguarda : " La chiesa è lunga circa 30 cubiti ed alta circa 15, con due navi egualmente lastricate e col tetto di tavole in vista. La nave maggiore a sinistra ha in cima l'altare maggiore dedicato ai SS. Martiri patroni, chiuso in cella nuova fatta a volta, con tabernacolo dipinto ed in parte dorato dove non si tiene il santissimo, ma lo si conserva in sacrestia per maggior sicurezza. La nave minore, a destra, antica, ha un piccolo altare sotto il titolo di S. Quirico, il quale per molti difetti abbiamo ordinato che sia rimosso  anche perchè le rovine dell'antica torre vicine a questo altare , se non vengono coperte con ardesie , nuociono per pioggia o neve, alla chiesa,  Entrando per la porta maggiore, a sinistra nell'angolo si trova il battistero di candido marmo. Al lato del Vangelo vicino all'altere maggiore sta eretto il campanile  con due campane"  

LE FURIE DEL PANGINO

Il Ninguarda non accenna alle cause delle rovina del campanile , nè della desolazione dell'orto e della casa parrocchiale , ma noi le conosciamo da altre fonti sicure. L'acqua che discende dal Mulinello soltanto nel corso dei secoli ha corroso ed abbassato il proprio letto, come lo vediamo adesso; ma in antico passava quasi a livello dell'orto del Parroco e digradando in fretta tagliava la via Regina , allora bassa quanto il piano della Chiesa. Lo scrittore comasco Paolo Giovio dice che al suo tempo Urio aveva due campanili gemelli e siccome il Ninguarda trovò che quello a destra era già rovinato, ed orto e casa parrocchiale erano danneggiati, convien ammettere che , nel ventennio che precede quella visita del Vescovo, il Pangino abbia dato prova delle sue forze rovinose. Il parroco Giorgio Balzaretto lasciò scritto . << il giorno 17 del mese  di maggio del 1752 circa l'ora una di notte la vicina valle venne sì precipitosa e densa d'acque che, uscita dal suo letto nello spazio d'ora mise a nudo i fondamenti della casa parrocchiale e seco trasse il giardino inondando anche la chiesa sino all'altezza del pulpito avendo avuto appena  tempo il parroco, con evidente pericolo della vita, di seco trasportare  nella propria casa l'Augustissimo Sacramento, essendovi anche senza riparo perduti fra l'acqua e il fango gli Oli Santi, Calici e sacre suppelletili e libri di conti di detta chiesa.>> La terza rovina, e fu l'ultima per colpa e fatto del torrente, avvenne nel 1841, e rilevai ciò da una istanza del parroco Zoppi alla Commissione Distrettuale di Como, con la quale esponeva << che la valle del Pangino devastò anche l'orto parrocchiale , la cantina con la camera superiore, rovinò tutto il piano inferiore e molto anche il superiore della casai abitazione con la distruzione e guasto di ogni mobile e suppellettili apportando al parroco un ingente danno>> Si comprende poi che anche la chiesa in questa occasione ha sofferto  assai da una nota dell'I.R. Commissario di Como, il quale << essendo la chiesa parrocchiale resa di bel nuovo inservibile e perciò finchè non sia ridonata al culto, il Parroco viene autorizzato a fare le funzioni ecclesiastiche nella piccola chiesa esistente nella frazione di Cavadino.>> Ne soltanto la valle straripava così rovinosamente ai danni della chiesa; ma anche il lago nelle sue straordinarie escrescienze veniva ad inondare la chiesa e perciò annota il parroco Camagni nel 1814, che in quei casi il parroco ed il popolo sono costrettia recarsi in una chiesa (S. Marta ?) di Carate per i divini uffici nei dì festivi. Condizione intollerabile di cose e però, dopo che nel 1856 fu costruito il ponte in vivo sul torrente e la via Regina fu di molto innalzata assicurando dalle ire del Pangino, per proteggersi anche dal lago fu, il 3 dicembre 1857, la costruzione del muraglione di sostegno della piazza, deliberata e tosto eseguita.

 

RESTAURI E RICOSTRUZIONE

Quando rovinò il campanile gemello dell'esistente, per esortazione del vescovo visitatore, furono eseguiti radicali lavori fra gli anni 1619 e 1623 così che la chiesa fu ridotta ad una sola nave e tutta coperta a volta. Altre volte furono eseguiti restauri della chiesa parrocchiale, ma degno di nota è ciò che fu fatto per iniziativa di Angelo Boggia, il quale, emigrato in America , dopo 33 anni nel 1847 ritornò in patria e consegnò 20 lire sterline per fondazione di una messa annuale nel 14 settembre, e poi, veduti i danni arrecati dal Pangino sei anni prima, da Filadelfia, dove morì nel 1862, mandò mille scudi per le immediate riparazioni e lasciando sperare più grossa somma per la costruzione di una nuova chiesa. La chiesa di S. Quirico era già stata onorata con la costruzione dell'organo regalato dal conte Melzi e collaudato dal maestro di Cappella del Duomo, essendo presenti i signori Melzi, la deputazione, il parroco e i fabbricieri il giorno 20 febbraio 1837. Fabbricatore fu Valli Giuseppe di Lezzeno, domiciliato a Milano; il comune sostenne la spesa della cassa e dell'orchestra. 

I SANTI PATRONI

S. Quirico è uno dei più giovani martiri della cristianità, preceduto dai SS. Innocenti, trucidati da Erode a Betlemme, Giulitta è sua madre.
Durante la persecuzione di Diocleziano ad Iconio, città della Licaonia (regione dell'attuale Turchia) si trovava Giulitta, donna ricchissima e d'alto lignaggio, la quale era rimasta vedova con un figlio in tenera età battezzato coi nome Quirico. lasciata la sua città e i suoi averi, per sfuggire alla feroce persecuzione, scese con le sue ancelle verso la Seleucia. Ritenne però prudente proseguire per Tarso, nella Cilicia, dove fu raggiunta e fatta arrestare coi suo bambino dai crudele governatore romano Alessandro, con l'accusa di essere cristiana. Sottoposta a lunghi interrogatori al fine di farla abiurare, rifiutandosi di sacrificare agli dei, confessò con fermezza: lo sono cristianà. Intanto il governatore Alessandro, che aveva tolto il fanciullo alla madre, lo teneva, quale estremo strumento di persuasione sulle sue ginocchia. M, racconta la Leggenda aurea, il fanciullo vedendo battere sua madre cominciò a piangere e a gridare e, sentendola professarsi cristiana, con franchezza che ha dei soprannaturale, fece altrettanto. Il governatore imbestialito, preso il bambino per un piede, lo scagliò dall'alto dei suo seggio al suolo dinanzi alla madre, in modo che la piccola testa andò a battere contro i gradini dei tribunale, sui quali “schizzarono le tenere cervella”. La madre, pur impietrita dal dolore, restò ferma nella fede ed anzi rese grazie a Dio perché il figlio l'aveva preceduta nella gloria dei Paradiso. Poi anch'essa, dopo strazianti torture, fu consegnata al boia per essere decapitata.
I loro corpi, raccolti da una fedele ancella, furono tenuti nascosti fino a quando il clima di pace e di sicurezza dell'era costantiniana permise che fossero esposti in luogo pubblico.
La data più probabile del loro martirio è il 15 luglio dei 304 (o 305), anche se la loro festa nella Chiesa occidentale è prevalentemente celebrata il 16 giugno.
Il racconto della Passione dei piccolo Quirico e di sua madre Giulitta ebbe tanta fortuna da venire presto, non solo estesamente divulgata, ma arricchita di particolari fantastici, tanto da far dubitare della sua stessa storicità. Non molti anni dopo la loro morte il vescovo di lconio Teodoro, su richiesta dei vescovo Zosimo, avvalendosi di testimoni attendibili e documenti sicuri ricostruì fedelmente la drammatica storia di Quirico e Giulitta. l'estensione dei loro culto nel mondo cristiano è però una sicura garanzia dell'autenticità storica dei loro martirio.

In Occidente il loro culto si diffuse nel Medioevo soprattutto in Italia, Francia e Spagna. Il vescovo francese d'Auxerre S. Amatore (o Amanzio) tornando da una visita ai Luoghi Santi trasportò le reliquie da Antiochia a Marsiglia, dove furono deposte nell'Abbazia di S. Vittore. Amatore morì nel 418, e da quest'epoca comincia, forse, la diffusione in Occidente dei culto dei due SS. Martiri.
In Italia si contano una cinquantina di località che portano il nome di S. Quirico (o Chirico), ma ben più numerosi sono i luoghi di devozione (chiese parrocchiali e non, oratori, etc.). 
Il nome Quirico, precisano i linguisti, sarebbe la forma volgare di Ciriaco. Entrambi derivano da Kyrios (cioè Signore, in greco) ed equivalgono al latino Dominicus.

 

 

Scrivi a: mario@taroni.net