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Un po' di storia.
Tratta da
Cenni generici
A dieci chilometri da Como, servendosi dei battelli della
Lariana, o dell'autocorriera, il passeggero trova sulla riva destra, fra
Moltrasio e Carate, il villaggio di Urio, ultimo della pieve di Zezio. Il
territorio di Urio si stende sulle falde delle montagne che fiancheggiano la
sponda destra del Lario; è abbastanza fertile e vi si coltivano cereali , viti
e gelsi , ha poi buoni pascoli in alpeggio e boschi su in alto, ed in tutto ha
una superficie di ettari 285. Anche nel territorio di Urio si trovano cave di
ardesia rinomata che passa sotto il nome di "pietra moltrasina".
Popolazione : (queste note riguardano soprattutto il
tempo passato) Urio non è un paese unito, ma diviso in tre gruppi di abitato
con toponomastiche proprie, alle quali conviene aggiungere il ricordo di
altre due località, e cominciando dalle carezze del lago abbiamo Riva,
dove si erge la chiesa parrocchiale che nel cinquecento aveva vicino a se
soltanto quattro fuochi, cioè del Parroco, e di famiglie Lucini, Boggia,
Tettamanti. Nella località detta Pangino cioè
lungo la strada da nord a sud abitavano le famiglie dei Riva, Vago, Corti,
Terragno e Taroni; ora quella spiaggia è rallegrata da parecchie nobili ville,
alle quali sovrasta in monte il luogo che chiamano Castello.
Verso e quasi a fianco di Carate ha segnato il confine naturale da una
valletta che ha tre nomi, giù verso il piano si chiama Visina, forse per
indicare il passo delle Vicinia, cioè gli abitanti di Carate, a metà del corso
si appella Presetta - Presezza - (per una presa di acqua limpida e
salubre) in alto ha il nome Cronghetta (Colonghera). Quasi in centro al paese
altra acqua chiara ed ottima diroccia da una grotta detta del Molinello, e,
fatta talvolta torrente impetuoso, va a sfociare nel Lago, vicino alla chiesa
Parrocchiale; la formata valletta si chiama Pangino. Dagli atti della visita del
vescovo Ninguarda (1592)
troviamo in Urio 22 fuochi con 116 persone; nella
visita dell'Archinti (1619) erano 120, ed in quella del Carafino (1643) troviamo
la popolazione discesa ad 83 persone, il che vuol significare che la famosa
peste del 1630 ha portato via un terzo degli abitanti. Nell'anno 1850 dai
registri parrocchiali risulta la popolazione salita a 283 persone, ma
quattro anni dopo, per la strage del colera discende a 191 per poi salire nel
1861 a 295 e nel 1864 a 323.
La parrocchia
La comunità cristiana di Urio, appartenendo fin dall'inizio
alla Pieve di Zezio per la cura religiosa ebbe dal Capitolo di Como assegnato un
sacerdote , che per molto tempo fu appellato Rettore, poi Parroco. Ma quando
l'antichissima chiesa dei Martiri Quirico e Giulitta sia stata eretta è
impossibile dire.
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La Chiesa parrocchiale
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Che fosse delle primitive fanno prova tre argomenti di
fatto: la prima perchè dedicata a martiri del IV secolo; secondo perchè
edificata proprio sulla riva del Lago, proprio come le prime battesimali, mentre
anche in quei tempi lontani gli abitanti dimoravano quasi tutti in montr, in
terzo luogo perchè l'arte costruttiva della precedente chiesa era proprio dei
più remoti tempi. Il vescovo Ninguarda ci ha lasciato la descrizione di quella
che egli vide nel 1592, e vale la pena qui riportarla allo scopo che ci renda
avvertiti della struttura architettonica di quella che potè essere opera
del secolo decimo e forse preceduta da altra più piccola. Ecco cosa scive il
Ninguarda : " La chiesa è lunga circa 30 cubiti ed
alta circa 15, con due navi egualmente lastricate e col tetto di tavole in
vista. La nave maggiore a sinistra ha in cima l'altare maggiore dedicato ai SS.
Martiri patroni, chiuso in cella nuova fatta a volta, con tabernacolo dipinto ed
in parte dorato dove non si tiene il santissimo, ma lo si conserva in sacrestia
per maggior sicurezza. La nave minore, a destra, antica, ha un piccolo altare
sotto il titolo di S. Quirico, il quale per molti difetti abbiamo ordinato che
sia rimosso anche perchè le rovine dell'antica torre vicine a questo
altare , se non vengono coperte con ardesie , nuociono per pioggia o neve, alla
chiesa, Entrando per la porta maggiore, a sinistra nell'angolo si trova il
battistero di candido marmo. Al lato del Vangelo vicino all'altere maggiore sta
eretto il campanile con due campane"
LE FURIE DEL PANGINO
Il Ninguarda non accenna alle cause delle rovina del campanile
, nè della desolazione dell'orto e della casa parrocchiale , ma noi le
conosciamo da altre fonti sicure. L'acqua che discende dal Mulinello soltanto
nel corso dei secoli ha corroso ed abbassato il proprio letto, come lo vediamo
adesso; ma in antico passava quasi a livello dell'orto del Parroco e digradando
in fretta tagliava la via Regina , allora bassa quanto il piano della Chiesa. Lo
scrittore comasco Paolo Giovio dice che al suo tempo Urio aveva due campanili
gemelli e siccome il Ninguarda trovò che quello a destra era già rovinato, ed
orto e casa parrocchiale erano danneggiati, convien ammettere che , nel
ventennio che precede quella visita del Vescovo, il Pangino abbia dato prova
delle sue forze rovinose. Il parroco Giorgio Balzaretto lasciò scritto . <<
il giorno 17 del mese di maggio del 1752 circa l'ora una di notte la
vicina valle venne sì precipitosa e densa d'acque che, uscita dal suo letto
nello spazio d'ora mise a nudo i fondamenti della casa parrocchiale e seco
trasse il giardino inondando anche la chiesa sino all'altezza del pulpito avendo
avuto appena tempo il parroco, con evidente pericolo della vita, di seco
trasportare nella propria casa l'Augustissimo Sacramento, essendovi anche
senza riparo perduti fra l'acqua e il fango gli Oli Santi, Calici e sacre
suppelletili e libri di conti di detta chiesa.>> La terza rovina, e
fu l'ultima per colpa e fatto del torrente, avvenne nel 1841, e rilevai ciò da
una istanza del parroco Zoppi alla Commissione Distrettuale di Como, con la
quale esponeva << che la valle del Pangino devastò
anche l'orto parrocchiale , la cantina con la camera superiore, rovinò tutto il
piano inferiore e molto anche il superiore della casai abitazione con la
distruzione e guasto di ogni mobile e suppellettili apportando al parroco un
ingente danno>> Si comprende poi che anche la chiesa in
questa occasione ha sofferto assai da una nota dell'I.R. Commissario di
Como, il quale << essendo la chiesa
parrocchiale resa di bel nuovo inservibile e perciò finchè non sia ridonata al
culto, il Parroco viene autorizzato a fare le funzioni ecclesiastiche nella
piccola chiesa esistente nella frazione di Cavadino.>> Ne
soltanto la valle straripava così rovinosamente ai danni della chiesa; ma anche
il lago nelle sue straordinarie escrescienze veniva ad inondare la chiesa e
perciò annota il parroco Camagni nel 1814, che in quei casi il parroco ed il
popolo sono costrettia recarsi in una chiesa (S. Marta ?) di Carate per i divini
uffici nei dì festivi. Condizione intollerabile di cose e però, dopo che nel
1856 fu costruito il ponte in vivo sul torrente e la via Regina fu di molto
innalzata assicurando dalle ire del Pangino, per proteggersi anche dal lago fu,
il 3 dicembre 1857, la costruzione del muraglione di sostegno della piazza,
deliberata e tosto eseguita.
RESTAURI E RICOSTRUZIONE
Quando rovinò il campanile gemello dell'esistente, per
esortazione del vescovo visitatore, furono eseguiti radicali lavori fra gli anni
1619 e 1623 così che la chiesa fu ridotta ad una sola nave e tutta coperta a
volta. Altre volte furono eseguiti restauri della chiesa parrocchiale, ma degno
di nota è ciò che fu fatto per iniziativa di Angelo Boggia, il quale, emigrato
in America , dopo 33 anni nel 1847 ritornò in patria e consegnò 20 lire
sterline per fondazione di una messa annuale nel 14 settembre, e poi, veduti i
danni arrecati dal Pangino sei anni prima, da Filadelfia, dove morì nel 1862,
mandò mille scudi per le immediate riparazioni e lasciando sperare più grossa
somma per la costruzione di una nuova chiesa. La chiesa di S. Quirico era già
stata onorata con la costruzione dell'organo regalato dal conte Melzi e
collaudato dal maestro di Cappella del Duomo, essendo presenti i signori Melzi,
la deputazione, il parroco e i fabbricieri il giorno 20 febbraio 1837.
Fabbricatore fu Valli Giuseppe di Lezzeno, domiciliato a Milano; il comune
sostenne la spesa della cassa e dell'orchestra.
I SANTI PATRONI
S. Quirico è uno dei più giovani martiri della cristianità,
preceduto dai SS. Innocenti, trucidati da Erode a Betlemme, Giulitta è sua
madre.
Durante la persecuzione di Diocleziano ad Iconio, città della Licaonia (regione
dell'attuale Turchia) si trovava Giulitta, donna ricchissima e d'alto lignaggio,
la quale era rimasta vedova con un figlio in tenera età battezzato coi nome
Quirico. lasciata la sua città e i suoi averi, per sfuggire alla feroce
persecuzione, scese con le sue ancelle verso la Seleucia. Ritenne però prudente
proseguire per Tarso, nella Cilicia, dove fu raggiunta e fatta arrestare coi suo
bambino dai crudele governatore romano Alessandro, con l'accusa di essere
cristiana. Sottoposta a lunghi interrogatori al fine di farla abiurare,
rifiutandosi di sacrificare agli dei, confessò con fermezza: lo sono cristianà.
Intanto il governatore Alessandro, che aveva tolto il fanciullo alla madre, lo
teneva, quale estremo strumento di persuasione sulle sue ginocchia. M, racconta
la Leggenda aurea, il fanciullo vedendo battere sua madre cominciò a piangere e
a gridare e, sentendola professarsi cristiana, con franchezza che ha dei
soprannaturale, fece altrettanto. Il governatore imbestialito, preso il bambino
per un piede, lo scagliò dall'alto dei suo seggio al suolo dinanzi alla madre,
in modo che la piccola testa andò a battere contro i gradini dei tribunale, sui
quali “schizzarono le tenere cervella”. La madre, pur impietrita dal dolore,
restò ferma nella fede ed anzi rese grazie a Dio perché il figlio l'aveva
preceduta nella gloria dei Paradiso. Poi anch'essa, dopo strazianti torture, fu
consegnata al boia per essere decapitata.
I loro corpi, raccolti da una fedele ancella, furono tenuti nascosti fino a
quando il clima di pace e di sicurezza dell'era costantiniana permise che
fossero esposti in luogo pubblico.
La data più probabile del loro martirio è il 15 luglio dei 304 (o 305), anche
se la loro festa nella Chiesa occidentale è prevalentemente celebrata il 16
giugno.
Il racconto della Passione dei piccolo Quirico e di sua madre Giulitta ebbe
tanta fortuna da venire presto, non solo estesamente divulgata, ma arricchita di
particolari fantastici, tanto da far dubitare della sua stessa storicità. Non
molti anni dopo la loro morte il vescovo di lconio Teodoro, su richiesta dei
vescovo Zosimo, avvalendosi di testimoni attendibili e documenti sicuri ricostruì
fedelmente la drammatica storia di Quirico e Giulitta. l'estensione dei loro
culto nel mondo cristiano è però una sicura garanzia dell'autenticità storica
dei loro martirio.
In Occidente il loro culto si diffuse nel Medioevo soprattutto in Italia,
Francia e Spagna. Il vescovo francese d'Auxerre S. Amatore (o Amanzio) tornando
da una visita ai Luoghi Santi trasportò le reliquie da Antiochia a Marsiglia,
dove furono deposte nell'Abbazia di S. Vittore. Amatore morì nel 418, e da
quest'epoca comincia, forse, la diffusione in Occidente dei culto dei due SS.
Martiri.
In Italia si contano una cinquantina di località che portano il nome di S.
Quirico (o Chirico), ma ben più numerosi sono i luoghi di devozione (chiese
parrocchiali e non, oratori, etc.).
Il nome Quirico, precisano i linguisti, sarebbe la forma volgare di Ciriaco.
Entrambi derivano da Kyrios (cioè Signore, in greco) ed equivalgono al latino
Dominicus.
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