" Vi racconto papà di notte sui monti per salvare gli ebrei"

(dal quotidiano "La Provincia" del 30 marzo 2014 - di Ernesto Galigani

Era soprannominato "il Cadorna" e da Carate Urio portava in Svizzera i disperati compreso (forse) quel bimbo che ora ha 83 anni

Non ne parlava spesso, il "Cadorna", di quelle notti. Ci voleva il freddo del'inverno, il fiammeggiare del camino e una bottiglia di rosso - ma di quello buono buono - per liberare i ricordi e per fargli rivelare, a spizzichi e bocconi, qualche brandello di storia. Già, perchè il "Cadorna" - al secolo Antonio Giovanni Vitta, classe 1901, nato, cresciuto e poi morto a Carate Urio nel 1978 - un pezzettino di storia l'ha scritta di proprio pugno. accompagnando, nelle lunghe notti della seconda guerra, centinaia e centinaia di ebrei in fuga su per i sentieri che portavano ai Murelli o al Monte Bisbino. Verso la Svizzera, verso la libertà, lontani da quell'immonda e vigliacca caccia ll'uomo. E alle donne. E ai vecchi. E ai bambini. 

Il soprannome  

Cadorna dall'alto del suo soprannome che i parenti stretti credono fosse riferito al carattere militaresco del generale ed al credito di cui godeva sulla costiera, adesso sta in altre faccende affaccendato. Ma la figlia MariaPia ed il genero Luigi Pizzi, che vivono a Como, qualcosa hanno ascoltato e raccolto, in tanti anni di vicinanza. E qualche cosa hanno anche visto. Per questo, aprendo "La Provincia" dell' 8 marzo scorso e leggendo la storia di Ugo Del Monte, il bimbo ebreo in fuga sul Bisbino a 12 anni con la madre e la sorella, hanno avuto un sobbalzo. << E se l'avessi visto ? E se fosse uno dei tanti ebrei portati in saldo da mio papà?>> si è chiesto Maria Pia , classe 1934, signora tutto d'un pezzo che dimostra dieci anni meno di quelli certificati dall'anagrafe  e che, racconta, quelle brutte cose lì proprio non riesce a cancellarle dalla mente. Era bambina , a quei tempi. Anche se i 10 anni di allora non sono quelli di oggi: in due lustri aveva già avuto il tempo di vedere la violenza , le conseguenze della fame , la cattiveria degli uomini che, quando vogliono, sanno essere davvero cattivi. << Ero la quarta di cinque figli - racconta dalla sua abitazione di Via ai Monti - E abitavamo a Carate Urio inn una casa che tutt'ora conserviamo , proprio in cima al paese, verso la montagna.  Bhe , allora era l'ultima casa del paese, adesso sono spuntate strade asfaltate e villette.. Il mio papà non ci diceva niente, di quello che succedeva. Non serviva. Ma vedevamo tutto e stavamo tutti zitti, perchè non si gioca con la vita degli altri.>> Maria Pia vedeva le barche che arrivavano dal lago, giù alla darsena :Piene di persone silenziose e spaventate, con i remi agitati con maestria e che solcavano l'acqua senza sollevare spruzzi. E c'erano i partigiani ad aspettarli, sulla riva. Piano piano, all'imbrunire salivano su alla casa del Cadorna. C'era - e c'è ancora - un giardino riparato quanto basta dal panorama da togliere il fiato.

Le barche sul lago

Qualche ora di riposo e poi, se la luna non era troppo splendente da riempire il cielo di luce, si partiva. Andiamo, borbottava il Cadorna nel suo dialetto laghee che nessuno dei suoi passeggeri conosceva. Ma capivano tutti lo stesso. Si saliva per un sentiero sterrato e poi via, a capo di una lunga colonna di disperati in fuga sui monti. <<Decine e decine di persone ogni volta - dice ancora Maria Pia - A me sembravano tantissime . Uomini, donne, bambini. Ho visto vecchi ed ho visto feriti, adagiati su una barella  di fortuna, tutti salire verso i Murelli ed il Bisbino, che era più facile perchè più pianeggiante.>>. Per quanto fosse semplice, si capisce, arrampicarsi nel freddo e nel buio, su sentieri che non si erano mai visti prima di allora. Ma il Cadorna, quelle strade lì,le conosceva come le sue tasche. Era uno spallone, un contrabbandiere e di quei tempi si saltava di quà e di là della Svizzera per sopravvivere alla miseria, mica per inseguire il denaro facile o le porcherie del commercio più inconfessabile. Le scene erano sempre quelle, notte dopo notte. Il Cadorna in testa, poi gli ebrei in fuga. E poi, all'improvviso e dopo due ore di cammino, la rete metallica che significava la salvezza. <<Quelle rarissime volte che parlava di questi accadimenti - racconta il genero Luigi Pizzi - raccontava di come queste persone sembrassero impazzire alla vista del confine. Si lanciavano contro la rete, piangevano di gioia. Per loro era la salvezza. Si faceva un buco nella rete e poi via, verso la Svizzera. Oh quanti ne sono passati su per quelle montagne a caccia della salvezza.>>

La commozione

<< Io non so se tra loro c'era anche quel ragazzino con la mamma e la sorella  di cui avete raccontato la storia.(1) Ma è possibile perchè quanto ha raccontato, nel vostro articolo, coincide perfettamente con quello che mia moglie ha visto e con quello che mio suocero raccontava. Noi siamo a disposizione, se questo signore volesse mettersi in contatto, noi saremmo lieti di mostrargli di nuovo quei luoghi, quelle strade, quelle case. Sarebbe bello scoprire che il Cadorna ha contribuito a salvare un luminare della medicina....>> Maria Pia ha un negozio che la chiama e dove trascorre molte ore del giorno, a due passi dal lago. Ma il tempo per uno scatto d'orgoglio lo trova. "Mi sono commossa leggendo quell'articolo e quella storia. E sono felice che il sig. DelMonte l'abbia ribadito : il  Cadorna , e quelli che come lui aiutavano gli ebrei, non hanno mai chiesto una lira di compenso a nessuno. Lo facevano perchè davanti a certe cose bisogna agire. E non fa nulla se c'erano le Brigate Nere, i rastrellamenti, i finanzieri. Si faceva e basta" E soprattutto non si racconta. Se non qualche rara volta con i parenti più stretti, davanti alla fiamma di un camino ed a un buon rosso nel calice.

 

.(1) Era apparso sulla "Provincia" un articolo in cui il sig. Ugo del Monte cercava la famiglia del passatore di Carate Urio che nell'anno 1943 lo aveva accompagnato in Svizzera con la madre ed una sorella attraverso le montagne

Il sig. Ugo del Monte

 

 

 

Arrestato per un  cappotto militare americano

E per due volte i tedeschi finsero di fucilarlo

Antonio Giovanni Vitta  è scomparso nel 1978.  Ma il suo destino avrebbe potuto essere diverso. Già perchè accompagnare gli ebrei in fuga su per i monti non era il passatempo più comodo del mondo. Il Cadorna finì nella rete dei repubblichini poco prima della fine della guerra. Accadde che un militare americano - uno di quelli che veniva paracadutato notte-tempo su quei monti e che lui ospitava in un cascinotto appartato e lontano dagli occhi indiscreti - gli regalò un pastrano militare. O forse se lo dimenticò. Sta di fatto che in una perquisizione, una squadra di brigate nere lo scoprì nella casa del Cadorna. Arrestato sui due piedi venne spedito a Milano e rinchiuso nel carcere di San Vittore.. <<Anche di quella esperienza parlava pochissimo - confida il genero -  Ci disse che nessuno, in quei due mesi gli aveva mai messo le mani addosso. Ma due volte venne sottoposto ad una finta fucilazione, uno dei sistemi di tortura psicologica  più terribile che possano esistere.>> Dalla vita alla morte e ritorno con il clik del grilletto che scatta a vuoto. << E infatti qualche cosa gli era rimasto dentro. Non ne parlava ma noi capivamo, di tanto in tanto, che i ricordi riaffioravano.>> Finchè arrivarono gli alleati. <<Ci raccontò, lo dico con le sue parole, di aver sentito un dialetto diverso. Non c'erano più i tedeschi, erano arrivati gli americani>>  Venne raccolta la sua storia. liberato e tornò sul suo lago, riprendendo la vita di prima. << Venne premiato- spiega ancora Luigi Pizzi - con una medaglia ed un  diploma , scritto i inglese. Ma lui alzava le spalle e non gli dava troppo peso : tutta quella paura per un pezzetto di carta che non sono nemmeno capace di leggere, borbottava. E infatti è finito in qualche cassapanca>>. Uno dei tanti ricordi, bello ancorchè doloroso, di un tempo che non voleva più rivivere.