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Brevi notizie su alcune delle
più antiche famiglie di Carate, tuttora
esistenti, e nominate dallo storico e parroco di Carate Don Pietro Buzzetti
nel
suo libro
" Regestro
per Documenti di Carate-Lario"
(Raccolta di
Documenti dal 27 maggio 914 al 16 settembre 1597)
(Como 1914)
Aquilini
Della loro presenza a
Carate si ha la prima notizia in un documento
del 18 gennaio 1465, in cui Iacobo de Chulino (col tempo poi tramutatosi in
Aquilini) , uno degli agenti della "Vicinanza ed Elemosina di Cavaleo",
acquista un "campo vignato, in territorio di Carate, a la Capra, con una
pianta di olivo"
Carugati
Famiglia antichissima milanese ascritta al
patriziato sin dal secolo XII. Appartenne a questo ceppo un Andrea dei Carugati
pittore a fresco che visse nell'anno 1307. Angelo Maria Carugati nel 1475 fu
ambasciatore alla Corte di Madrid. Michele capitano di giustizia in Milano
nel 1681 e Cesariano console e governatore di Lodi nel 1744. Conta i rami di
Como, Cremona, Milano, Novara e Verona.
Della loro prima presenza
a Carate si ha notizia in un documento del 5 febbraio 1505,
in cui de
Carugate Bernardino-prestinaio fa parte dei partecipanti della vicinanza di
Cavaleo di Carate alla elezione di sindaci- messi-nunzi-procuratori.
Maggi
L'Olivieri propone una
derivazione dal cognome latino Maius, da cui anche il toponimo Maggio in
Valsassina. In antico il gentilizio suonava De Madiis ed anche Maddius. E' oggi
molto diffuso in Lombardia dal Medioevo, con alcuni rami particolarmente
importanti a Brescia a Milano. Da quest'ultimo uscì il grande Carlo Maria
Maggi (1630-1699), letterato e poeta dialettale, inventore della maschera
di Meneghino. A Como fin dal quattrocento c'era una famiglia borghese, che
produsse almeno un notaio, un medico e alcuni sacerdoti nel corso di un secolo:
questi Maggi possedevano beni immobili, tra l'altro a Bernate. Altri erano
stanziati almeno dal Cinquecento nel Mendrisiotto (Bruzella, Cabbio, Casima,
Castel S. Pietro, Monte, Muggio): erano in prevalenza "mastri" che
migravano periodicamente in varie regioni d'Italia, secondo la tradizione
comacina. Nel Lecchese è presente un ramo a Civate, ma è ben più frequente il
cognome analogo Maggioni. Altri ancora erano a Torno dal Quattrocento e poi a
Molina.

Della loro presenza a
Carate se ne ha notizia (anche se sospetta, come dice Don Buzzetti, lo
studioso che trascrisse tali reperti) in un documento del 14 aprile
1281 .
In una vendita di terreni
alla vicinanza od elemosina di Cavaleo del 14 agosto 1503 appare la
firma del Notaio Abondio De Madiis, probabilmente appartenente alla
famiglia di Como soprannominata.
Pappi
La famiglia Pappi abitava a Carate in comune di
Lalio. Nel 1155 e 1168 fioriva a Chiavenna (Fossati. Codice Diplomatico
della Rezia Italiana). Un Giovanni Papa di Como si nomina in una convenzione
stipulata tra Milano e Como ai 20 novembre 1197 (Rovelli - Storia di Como),
forse Carate gli fu patria. Troviamo questo cognome anche a Moltrasio nel 1430.
Ebbe diverse grafie : Papa, Papi, de Pappis, Pappi. Si rinviene in diversi
luoghi d'Italia
Della presenza dei Pappi
(nella grafia originaria : Pape) a Carate si ha la prima notizia in un documento
dell' 11 gennaio 1269 in cui la vicinanza di Cavaleo acquista dei terreni.
Riva
E' il cognome più diffuso
a Lecco, dopo Colombo. Famiglia brianzola, antica in Oggiono. Di origine
toponimica, avendo alla base il toponimo Riva (di fiume, di mare etc). E' quindi
un cognome che può nascere ovunque. A Lecco la famiglia è attestata fin dal
XIII secolo e proveniva da Galbiate. Pare che traesse nome dalla riva del fiume
Adda. Un Riva fùpodestà a Lecco nel 1500. Molte le famiglie Riva nobilitate.
Cospicua quella dei Riva Finoli, milanese, ma originaria di Oggiono dove
possedeva beni estesi. Nel Quattrocento famiglie segnalate erano residenti a
Sorico, a Campo e Lenno, a Como, a Riva san Vitale: solo in quel secolo da esse
usiono sette notai. Nel cinquecento comparvero i rami meno illustri di Drezzo e
di Montano, poi quelle di Carate e di Cernobbio. Il ramo principale di Como
ottenne nel settecento la patente di nobiltà; il suo stemma tradizionale è
d'argento al braccio umano volto a sinistra, coperto con manica azzurra che
impugna uno spadino d'argento con elsa dorata; bordura di rosso e di bianco.
Quella del ramo mendrisiotto porta un capo d'oro con aquila nera coronata, la
parte inferiore con bordura di rosso e di bianco, al centro un leone rosso
passante in campo bianco e in punta (campagna diminuita) bandata di rosso e di
bianco di sei pezzi. La famiglia Riva Finoli, oggi estinta, portava la seguente
arma, simile a quella riportata nel codice Carpani: Interzato in fascia: nel 1°
d'oro all'aquila di nero coronata del campo; nel 2° di rosso al leone
illeopardito di oro, linguato di rosso; nel 3° innestato in facsia d'argento e
d'azzurro di quattro pezzi.

Della prima presenza dei
Riva (nella "scorrezione" de Rippa) a Carate se ne ha notizia in
un atto di vendita del 12 maggio 1438; in detta vendita si dice "
Actum in strada pubblica, posta subter lobiam della casa d'abitazione magistri
Bernardi de Rippa de Nobiallo, abitante a Carate Inferiore"
Somaini
Dall'aprica e collinare
frazione di Olgiate Comasco si sono sparsi sul territorio i discendenti dei
contadini che dipendevano dai Caimi, almeno in età moderna. Il toponimo và
ricollegato a Somadino di Casargo, ed ambedue sarebbero forme diminutive
di un Sommates. Il dato etimologico è abbastanza chiaro; la comunità
che abita la parte più alta di un pago, per quanto piccola. Il comune rurale di
Somaino fu aggregato a Olgiate nel 1757. Per quanto riguarda Carate la parte più
alta era la frazione di Somaina. Gli oriundi "di Somaino",
presenti anche nell'agro olgiatese, giunsero nel primo ottocento anche a Como;
vi nacque nel 1865 da famiglia borghese Francesco Somaini, che dopo un tirocinio
segnato anche da momenti problematici, divenne dlla fine del secolo un
importante industriale tessile cotoniero, fissando la sua sede primaria della
sua azienda a Lomazzo, premiato tra i primi nel 1906 col cavalierato al merito
del lavoro; nel 1915, già anziano e deputato al Parlamento, partecipò come
ufficiale superiore alla prima guerra mondiale; nel 1927 volle dotare la sua
Como del Mausoleo Voltiano, realizzato nel 1928 da F. Frigerio, con le copie
precise degli apparecchi andati distrutti nell'incendio del 1899. A questa
dimostrazione di generosità si aggiunse la Fondazione Somaini, per premi
destinati a studiosi di Fisica e per borse di studio e, nell'ultimo periodo
della sua vita (morì nel 1939), l'impegno per la bonifica dell'agro romano.
La prima presenza dei
Somaini (nella "scorrezione" de Somadina ) a Carate è
certificata dalla "Deliberazione della Vicinanza di Cavaleo"
del 14 aprile 1281, contenente alcune norme relative al diritto di uso dell'alpe
della Pessina. (Posto in località Mortirolo e di cui il Buzzetti dice "La
tradizione narra di una catastrofe colà avvenuta per sprofondamento di terreno
con fine letale di chi abitava la cassina dell'alpe : la storia nulla sa
precisare") E che qualche cosa fosse effettivamente successo in quel
luogo, lo dimostra il fatto che, fino a pochissimi anni fa, in occasione
dell'annuale pellegrinaggio all'Oratorio di S. Bernardo, (20 agosto di
ogni anno) il parroco, terminata la S. Messa si soffermava sul luogo ed
impartiva la Santa Benedizione.
Taroni
(Codice Carpani)
Questa parentela compare
già come possidente a Laglio e a Carate alla metà del Duecento: la
radice etimologica è nel verbo lombardo tarà , che vale
"sbattere, dimenare, mescolare" ed ha come nome derivato, col suffisso
accrescitivo taron (grosso tarell); il soprannome sarebbe quindi
riferito ad uomini avvezzi ad usare o simili nel portamento al randello.(*)
Divisi
in vari rami, alcuni anche fortunati e benemeriti, i Taroni sono cresciuti sulla
sponda occidentale della pieve di Nesso, lasciandola solo per industriosa
emigrazione in varie zone anche oltre le Alpi o per inurbarsi nel capoluogo. E'
documentata anche una famiglia Taroni di Valenza Po, di origine non chiara, che
ottenne titolo nobiliare nell'Ottocento.
(*)
Detto dei Taroni in riferimento al .. randello :
"Non
temere i fulmini ed i tuoni, ma stai attento al ... randello dei Taroni"
(Dizionario
Araldico Crollalanza )
Famiglia divisa coi rami
di Bologna, Milano, Sondrio e Valenza ed originaria anticamente dalla Spagna. Ha
avuto in seno ad essa un Leone Taroni podestà di Bologna; un Paolo tenente
colonnello nelle milizie sabaude. Vantava inoltre anziani, decurioni, senatori e
priori. Nel 1746 Giorgio Taroni fu creato Conte Palatino del Sacro Palazzo
Lateranense in Roma
Taroni ha un
ceppo nel milanese e comasco, in particolare a Carate Urio e Como nel comasco ed
a Milano, ed uno in Emilia e Romagna, nel reggiano, modenese, bolognese,
ferrarese, cesenate e soprattutto nel ravennate a Lugo, Faenza, Ravenna e
Bagnacavallo, Tarroni è tipicamente romagnolo, di Ravenna, Alfonsine, Fusignano,
Lugo e Faenza nel ravennate, di Argenta e Codigoro nel ferrarese e di Imola e
Bologna nel bolognese, dovrebbero derivare da una forma contratta taròn
del termine sia lombardo, che emiliano tarelòn (bastonaccio, randello),
forse ad indicare che i capostipiti ne facessero uno nel loro mestiere o
avessero comportamenti maneschi, il ceppo emiliano potrebbe anche derivare dal
nome medioevale flumen Tarone, riferito al fiume Taro: "...Unde
D. Passarinus cum suis seguacibus cum navigio suo per Paudum et per terram venit
usque ad Turicellam de ripa Taronis credens transire ab ista parte in aliquo
loco...", e potrebbe indicare la sua valle come luogo di origine dei
capostipiti, un'ultima ipotesi, che non è comunque da trascurare, propone una
possibile derivazione da una forma aferetica del nome Bertarone, una
delle tante diverse variazioni del nome medioevale Bertus.
integrazioni fornite da
Giovanni Vezzelli
Taroni cognome base. Varianti: Tarroni. In Emilia-Romagna sono documentate le
seguenti forme: Taroni, al 32° posto in Lugo e al 44° in Faenza; Tarroni, al
48° in Lugo e al 92° in Ravenna. Anche per questo cognome credo valga la pena
di trovare un riscontro storico e non solo sociale. Si tratta, molto
probabilmente, di un cognome originato da un toponimo piuttosto comune nella
nostra regione, Taro, Taroni. Per la voce Taro, fiume che percorre la provincia
di Parma, l'origine è da ricercare nel latino Tarus, dalla radice
indoeuropea ter- (= veloce); per Taroni, località presso
Fusignano, la radice potrebbe ricercarsi, invece, in 'tarro' = zolla.
Il nome Taronius è già documentato in carte medioevali. L. Paraboschi,
Cognomi della Emilia Romagna, 1995, p. 178.
La prima presenza dei
Taroni ( anche se con grafia originaria : Tairono, Tajrono) a Carate è
documentata in un codice pergamenaceo del 4 novembre 1274 a titolo
"Stabili posseduti dalla Basilica di S. Fedele" in Como dove si
trovano elencate le terre possedute in detto anno da detta Basilica in
Lalio-Carate e in gran parte risalenti alla donazione fatta dal vescovo Valperto
nel 914.
Rifacendoci alla
rubrica telefonica, sembra che i Taroni in Italia abbiano due ceppi originari
ben distinti, uno dei quali, più numeroso ma molto sparso è ubicato in
provincia di Ravenna (Ravenna, Lugo, Bagnacavallo, Faenza etc) mentre l’altro
concentrato soprattutto a Carate Urio, piccolo paese sul lago di Como di
1250 abitanti, dal quale prendono origine quasi tutti gli altri Taroni sparsi in
Lombardia (Milano, Como ed altri paesini e qualcuno, anche per conoscenza
diretta, in altre province o regione con bassissimo numero di Taroni).
Località
con la più alta presenza di famiglie "Taroni"
(secondo
l'elenco telefonico di qualche tempo fà!)
| Località
|
Num.abitanti |
Fam/Taroni
x 1000 abit. |
Numero
famiglie Taroni |
%
Taroni in Italia |
| Lugo
(Ravenna) |
33.000 |
1,727%° |
57
|
10,57% |
| Faenza
(Ravenna) |
54.000 |
1,018%° |
55 |
10,20% |
| Ravenna |
136.000 |
0,338%° |
46 |
8,53% |
| Carate
Urio (Como) |
1.250 |
35,2%° |
44 |
8,16% |
| Bagnacavallo
(Ravenna) |
17.300 |
1,502%° |
26 |
4,82% |
| Como |
87.000 |
0,241%° |
21 |
3,89% |
| Milano |
1.319.000 |
0,0159%° |
21 |
3,89% |
| Scandiano
(Reggio Em |
22.000 |
0,863%° |
19 |
3,52% |
| Bologna |
404.000 |
0,042%° |
17 |
3,15% |
| Reggio
Emilia |
132.000 |
0,121%° |
16 |
2,96% |
e, sempre rifacendoci alla rubrica telefonica,
ecco la dislocazione dei "Taroni" in Italia
|
Un "Taroni" abbastanza
famoso,
(soprattutto tra i cultori di
enigmistica) !
Trattasi di Giovan Battista Taroni,
letterato e sacerdote bolognese vissuto a cavallo tra il XVII e il XVIII
secolo. Morì a Bologna l' 8 aprile 1727, dove fu sepolto nella Chiesa
dei Padri delle Grazie.
Poeta noto ai suoi tempi ed autore
di numerosi oratori sacri, scritti tra il 1694 ed il 1705.

E' autore dei "Cento
nodi da sciogliere", raccolta di 100
soggetti da enigma (indovinelli)
scritti con semplice eleganza in
ottave.
|
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Un "Taroni" coraggioso, nostro
compaesano
(... anche se forse sarebbe stato molto
meglio lasciar perdere !)
Uno
dei 21 comaschi fra i "Mille" di GARIBALDI
(
10 erano di di Lecco)
(clicca sopra e vedi l'elenco completo)
(clicca
sopra e vedi le fotografie di tutti)
Imbarco a Genova


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70) BARUFFALDI
Tranquillino di Alfonso, nato a Barzio il 12 luglio 1839, residente a Milano 
Notaio. 7a Compagnia. Ferito al
gomito sinistro (M, P).
L'eroe di Barzio e della Valle fu Tranquillino
Baruffaldi. Con famiglia originaria di Cortabbio ma trasferita
a Barzio per lavoro, il Baruffaldi fu uno dei più importanti
sostenitori di Garibaldi, partecipando attivamente a molte delle
battaglie del generale.
Seminarista ai tempi dell'arruolamento dei garibaldini,
Baruffaldi scappò del seminario per unirsi ai "rossi",
disertando addirittura la chiamata alle armi degli austriaci; partecipò
alle battaglie di Varese, di San Fermo, conquistando con l'eroe dei due
mondi Bergamo, Brescia e finalmente lo Stelvio.
Quando non era in guerra, Baruffaldi studiava
regolarmente all'università, ma appena ne aveva l'occasione ripartiva
insieme a Garibaldi come nella campagna dei Mille che li portò in
Sicilia, dove a Calatafimi fu ferito e diventò sottotenente.
Il barziese, quando finalmente la calma tornò e
l'Italia iniziò a vivere tempi di "pace" grazie
all'unificazione, si dedicò alla politica (con pochi riscontri) ma
avendo una laurea - notarile - riuscì a lavorare nel suo campo e a
vivere una vita piuttosto tranquilla nel piccolo paese valsassinese.

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96) BERETTA
Giacomo fu Giovanni, nato a Barzanò il 13 giugno 1838, residente a Milano
impie gato privato.
All’unità d’Italia,
accanto ai militari di professione,hanno collaborato falegnami,
sarti,operai e impiegati: tutta gente comune,uomini e donne come tanti
altri e tra questi c’è anche un
nostro compaesano, un cittadino
del piccolo paese di Barzanò che
è diventato uno dei Mille: Giacomo
Beretta. Noi vogliamo ricordarlo come
un indispensabile pezzo del puzzle
della nostra storia. Era nato il
13 giugno 1838 da Giulio e Maria Viganò.A32
anni partì per la spedizione dei
Mille. A Palermo vide morire il
suo amico Panzeri di Bulciago e dopo
questo evento sconvolgente fece ritorno
a casa continuando la sua professione di
impiegato in una ditta privata di
Milano, e lì morì il 12 agosto 1896.
È sepolto a Barzanò in una tomba in
cattivo stato, dimenticato da tutti. Eppure
è grazie alla partecipazionedi questi piccoli che è riuscita la
spedizione dei Mille, che
combatterono per l’Italia, uniti
da un desiderio e da un sogno
comuni: la libertà, e hanno dato la
vita per ottenerla, per noi. Nella tanta retorica
delle celebrazioni, questo vogliamo
salvare: il valore unico e insostituibile della
donazione gratuita di un uomo
normale, che ha reso la nostra storia
speciale, come tanti che lavorano per noi nell’ombra ogni giorno.
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102) BERTHE'
Ernesto di Giuseppe, nato a Lecco il dì 8 luglio 1832, residente a
Modena
E' tra i feriti del1a 3a Compagnia in
Agrati (p. 597), in cui il cognome è storpiato in Berti.
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| 115) BIANCHI Gerolamo fu
Felice, nato a Caronno (Como) il 5 giugno 1841, morto alla presa di Palermo
sulla piazza di
Ferravecchia ( 30 maggio 1860).Studente di medicina.-
Nota :
Nei vari elenchi presenti in Internet il Bianchi figura nato a Caronno Pertusella
- provincia di Como _- mentre già allora era provincia di Varese.-
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116) BIANCHI Luigi di
Francesco, nato a Cermenate il 20 aprile 1837, residente a Milano, sarto.
Ancora studente, partì volontario con i Mille. Morì giovanissimo al
primo scontro a Calatafimi.
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136)
BONANOMI Giacomo fu Pietro nato a Como il 2 febbraio 1842, ivi residente,
notaio.
Giacomo Bonanomi
Giacomo Bonanomi nato a Como il 22 febbraio 1842 da Pietro e Giulia
Bonanomi , morì ivi il 15 aprile 1890. Di professione notaio. Fu della
7^ Compagnia. Ebbe le medaglie commemorative. Ebbe la pensione dei
Mille. Studente in legge a Pavia, fu uno della epica schiera dei Mille .
Aveva 18 anni quando sentì che si preparava una spedizione per liberare
la Sicilia già insorta e partì subito per Genova. Così prese parte a
tutti i fatti d'arme in Sicilia e durante quei mesi conquistò la stima
e l'amicizia di Benedetto Cairoli e l conservò inalterate fino agli
ultimi giorni. Finita la campagna , riprese gli studi e si laureò,
diventando poi notaio. Esercitò poi la professione notarile a Como dove
ebbe importanti incarichi. Nel 1866rispose alla chiamata dell'amato Duce
e con lui combattè in Trentino guadagnando la promozione a Sottotenente
del 1° Reggimento, Si mantenne sempre, durante tutta la vita , fedele
ai suoi principi democratici. Fu Consigliere del Comune e dell'Ospedale
della città natale e copri altre varie cariche pubbliche.
Fu anche presidente del Comitato per l'erezione del monumento a
Garibaldi in Como. L'improvvisa notizia della sua morte nella bella
villa di Monteverde produsse una grande impressione in Como ed in MIlano
dove aveva moltissimi amici. Da Milano fu portata la bandiera dei MIlle
wed i vecchi commilitoni vollero accompagnarlo sino al cimitero di San
Giovanni , sopra Bellagio. Fu onorato e compianto da tutti. |
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275)
CATTANEO Bartolomeo fu Francesco, nato a Gravedona il 19 ottobre 1847,
residente a Milano, orefice.* .
Bartolomeo Cattaneo, nato a
Gravedona nel 1847, partì da Quarto insieme ai Mille a soli tredici
anni, uno dei tanti "giovinetti imberbi" che facevano parte di
quella "turba disordinata in cui vecchi e ragazzi, studenti ne
professori, gente vissuta negli agi ed altra negli stenti della vita, si
dirigevano in quel tardo pomeriggio fuor di Porta Pila, in una strana
varietà di vesti, di età, di linguaggi" scrivono gli autori
citando C. Agrati, I Mille nella storia e nella leggenda(Mondatori). Il
giovanissimo soldato è passato alla storia perché, fatto prigioniero,
fu inviato dal generale borbonico Ferdinado Lanza a chiedere una tregua
a Garibaldi, che aveva conquistato Palermo alla fine di maggio del 1860.
Diede al generale nemico la parola che si sarebbe riconsegnato, dopo
aver portato l'ambasciata, nelle sue mani e così fece. "Fu uno di
quegli Eroi modesti del popolo , che dopo la battaglia si ritirano
nell'ombra, ma dal carattere ferreo, di una sola parola", scrivono
gli autori.
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466
GAFURI Eugenio fu Fortunato, nato a Brivio il 21
ottobre 1830, morto a Bergamo nel 1871
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613) MASPERO
Gio.Battista fu Pietro, nato a Como il 12 maggio 1835, (già) R.
impiegato, morto a Milano il 17 gennaio 1861
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620) MAZZUCCHELLI Luigi di Giuseppe, nato a Cantù il 15 gennaio 1834,
residente
a Como,avvocato, (già) capitano nel 44°
fanteria.

7a Compagnia.
Ferito (P).
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| 715)
PAGANI Antonio fu Giuseppe, nato a Como il 5 ottobre 1833, (già)
sottotenente nel 7° fanteria, poi tessitore, morto a Como il 26 ottobre 1871

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832) REBUSCHINI Giuseppe fu Girolamo, nato a Dongo il 1° gennaio 1839, residente
a Bes ozzo, ingegnere.
GIUSEPPE REBUSCHINI
Giuseppe Rebuschini, nato a Dongo nel 1839, a soli vent’anni partì
volontario per combattere nella II Guerra d’Indipendenza (1859) che
vide scontrarsi l’esercito franco-piemontese con quello austriaco e
che permise l’annessione della Lombardia al Regno di Sardegna gettando
le basi per la costituzione del Regno d’Italia.
L’anno successivo, nel 1860, spinto da quello stesso sentimento
patriottico, aderì senza esitazioni al grande sogno del condottiero
Garibaldi: l’unificazione della penisola partendo dal sud. Rebuschini
fu così uno dei Mille (1089 per l’esattezza) che partirono da Quarto
con Garibaldi verso Marsala e la conquista del Regno delle Due Sicilie.
Curiosità
Le lauree facili al tempo delle camicie
rosse
Lauree facili e lauree regalate. Scandali che sono
all’ordine del giorno e caratterizzano oggi il mondo della scuola
superiore e spesso riempiono le cronache dei giornali. Ma a ben vedere
questa delle lauree facili ha una radice ben lontana agli albori
dell’Unità d’Italia e nel contesto della stessa spedizione dei
Mille ad alcuni dei quali, per meriti di guerra, come vedremo, vennero
regalati, a suo tempo, da cattedratici compiacenti con disponibilità
e irrisoria facilità, qualificati titoli accademici. È singolare e
significativo quanto avvenne, ad esempio, a Giuseppe Rebuschini un
garibaldino originario di Dongo studente in ingegneria che, come tanti
lombardi costituiva la colonia più numerosa al seguito di Garibaldi
alla conquista del Sud. Al culmine dell’impresa dei Mille dopo la
battaglia di Capua il giovane Rebuschini che allora aveva 21 anni il 6
ottobre del 1860 così testualmente scriveva ai propri genitori:
“Carissimi, sono a darvi una notizia che se non vi farà stare di
sasso, sono certo però che vi farà aprire tanto di bocca dalla
meraviglia. Per dirla in breve sapete cosa è successo? Da un ora sono
nientemeno che dottore in matematica. Ecco che voi vorreste quasi
dubitare, ma fortunatamente è proprio così. Si, o signor Gerolamo,
si, signora Maddalena, il vostro quartogenito,battezzato nella chiesa
parrocchiale di Dongo coi bellissimi nomi di Giuseppe Gaspare
Ferdinando presentemente aiutante maggiore e diciamolo pure aspirante
al gradi di capitano, oggi giorno 6 ottobre 1860, nella Regia
Università di Napoli riceve il diploma di Ingegnare-Architetto: ma
come, direte voi, senza attestati, ne certificato alcuno? Il come non
lo so neppure io. Io so solamente che ieri, colpito da luminosa idea
di diventare dottore, in men che non si dica, mi recai all’Università
e mi presentai al Rettore. Signor Rettore, dissi io, io ero laureando
in matematica. La prima spedizione in Sicilia venne a togliermi dai
severi calcoli per gettarmi framezzo alle armi. Ora desidererei
assicurarmi quella interrotta carriera e però vorrei prendere la
laurea. Fosse la camicia rossa, fosse lo squadrone, fatto sta che il
signor Rettore mi fece un bellissimo sorriso e senz’altro domandare
di documenti, mi stabilì l’esame a questa mattina alle otto.
All’ora stabilita, io fui lì, feci un simulacro di esame ed appena
terminata questa lettera, andrò a prendere il diploma previo
beninteso lo sborso di ducati 15 quale tassa di laurea. Così non mi
restano che gli esami di pratica per essere un ingegnare in perfetta
regola, Vedete bene che, senza contare un centinaio d franchi, sono
perlomeno un paio d’anni risparmiati”.
La lettera del giovane Rebuschini è la lampante testimonianza di come
con il “fascino” della camicia rossa si potesse ottenere
facilmente a buon prezzo un dottorato d’ingegneria. Del resto da
quanto ci è dato di sapere in quei frangenti della spedizione
garibaldina il Rebuschini non fu il solo ad esser beneficato e
gratificato con molta generosità e facilità del titolo accademico.
Analoga benevola sorte toccò per meriti di guerra e di
riconoscimento, come atto dovuto, alle camice rosse agli increduli
studenti Giuseppe Peroni originario di Soresina (Cremona) e al pavese
Arturo Termanini anch’essi nominati ingegneri con analoghe e
“spicce” procedure dal Rettore dell’Università di Napoli
Alla luce da quanto documentalmente provato possiamo parzialmente
consolarci per il fatto che il malcostume delle lauree facili e
regalate non è un fenomeno esclusivo dei nostri giorni ma ha le sue
profonde origini e le sue ben salde radici al tempo delle camice
rosse, dell’impresa dei Mille e agli albori dell’Unità d’Italia
Dopo 150 anni nulla è cambiato.
Tornato a casa il giovane Giuseppe Rebuschini si è recato a
Pavia dove ha terminato gli studi ottenendo una laurea in ingegneria
del tutto regolare.
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845) RIENTI Edoardo fu Carlo, nato a Como il 30 novembre 1834, residente a
Milano, agente di commercio.
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881) ROTA Luigi di Giuseppe, nato a Bosisio il 29 aprile 1838, residente a
Cassano d'Adda.

BOSISIO Una
conferenza in municipio e il ricordo della valenza del personaggio,
scoperta una lapide sulla sua casa
L’omaggio commemorativo del paese al garibaldino Rota
BOSISIO
PARINI «Restituire dignità a
personaggi come Luigi Rota.
Lecchese e lombardo che ha scritto la
storia d’Italia». Questo in sintesi il
senso della manifestazione commemorativa
svoltasi nella mattinata di ieri a Bosisio
Parini per rendere omaggio alla memoria del
garibaldino Rota, nato proprio nel comune pariniano
il 29 aprile del 1838. Ad aprire le
celebrazioni, intorno alle ore 11 nella sala
consiliare del municipio, la conferenza
dal titolo «I risorgimenti italiani ed i
garibaldini brianzoli», a cura di Elena
Riva, docente di storia moderna
e contemporanea pressol’Università Cattolica del Sacro Cuore di
Milano.Appassionante, in quanto a valenza storica,
l’intervento della docente che ha
analizzato le motivazioni che spinsero più
di 500 lombardi ad abbracciare l’ideale
patriottico e prendere parte all’epica spedizione
dei mille. «Spinti dall’esperienza della
dominazione napoleonica, che
fu fondamentale per la nascita di un sentimento
patriottico italiano, personaggi come
Luigi Rota divennero protagonisti volontari
ed appassionati di un ideale
risorgimentale che ci è stato tramandato
come un testimone fino ai
giorni nostri». Ha
spiegato Elena Riva, ricordando come questi
giovani - in maggioranza studenti, artigiani,
e piccoli lavoratori dipendenti (Rota,
ad esempio, era un farmacista) -,
debbano essere ricordati come degli autentici
eroi. Dopo la conferenza, il piccolo corteo
- tra cui erano presenti anche alcuni
rappresentanti dell’Associazione Reduci
e Combattenti -, si è diretto
presso l’abitazione in cui nacque Luigi
Rota, situata in via Parini 6, sull’angolo
di vicolo Arnaboldi a pochi metri
di distanza dalla casa natale di Giuseppe
Parini. Qui si sono susseguiti in carrellata
gli interventi delle autorità istituzionali,
a cominciare dal sindaco di Bosisio Parini, Filippo
Fronterre,
che ha letto la lettera inviatagli dall’ex
Presidente della Repubblica, Carlo
Azeglio Ciampi,
nella quale viene sottolineata l’importanza
storica dell’evento. Hanno poi fatto
seguito gli interventi del vice sindaco, Giuseppe
Borgonovo,
che ha spiegato le metodologie che hanno
portato alla scoperta dell’illustre
cittadino; del prefetto di Lecco, Nicola
Prete; dell’assessore
provinciale alla cultura, Chiara
Bonfanti; e del sindaco
di Cassano d’Adda, Giuseppe
Edoardo Sala,
nel cui comune Luigi Rota morì il 12 giugno
del 1895. In conclusione,
sulle note del silenzio, è stata scoperta la
lapide commemorativa dedicata alla memoria
del garibaldino, posizionata sulla facciata
della sua casa natale. Riccardo
Berti

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891)
SACCHI Achille di Antonio, nato a Gravedona il 15 agosto 1835, ricoverato
alm manicomio di Aversa, (già) farmacista,
fratello dell'altro al n.893
Ma la nostra città (AVERSA) è anche
legata in qualche modo ad un altro protagonista degli eroici «Mille». Si
tratta di Achille Sacchi (fu Antonio), nato a Gravedona il 15 agosto 1835,
ricoverato al manicomio di Aversa, già farmacista e fratello di Eugenio
Ajace Sacchi escluso nel 1866 dall’onore di fregiarsi della medaglia e
dal diritto a pensione: poi riammesso, morto
il 9 novembre 1869 a Ligametto (Canton Ticino)
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893)
SACCHI Eugenio Ajace di Antonio, nato ad Appiano il 14 novembre 1839, (già)
ivi residente, escluso nel 1866 dall'onore di fregiarsi della medaglia e dal diritto a pensione: poi riammesso morto il 9
novembre 1869 a Ligametto (Canton Ticino).
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896) SALTERIO
Lazzaro fu Francesco, nato ad Annone di Brianza l'8
luglio 1824,
tenente colonnello nell'esercito
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| 942) SIRTORI
Giuseppe di Giuseppe, nato a Casate Vecchio il 17 aprile 1813, già tenente generale, morto a Roma il 18 settembre 1871
Giuseppe Sirtori (Monticello Brianza 1813-Roma 1874)è stato
presbitero (prete), politico e patriota italiano, fervido repubblicano e
combattente alla difesa di Venezia nel 1849. Capo di Stato Maggiore di
Garibaldi lungo l'intera spedizione dei Mille. Come generale nel Regio
Esercito combattè con valore a Custoza e fu cinque volte deputato. La
sua movimentata esistenza racchiude l'intero spettro delle possibili
evoluzioni politiche del lungo Risorgimento Italiano
(Altre notizie su : http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Sirtori

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967)
TAGLIABUE Baldassarre fu Battista, nato a Como il 22 marzo 1822, residente a
Milano, sarto.
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982)
TARONI Felice di Giacomo, nato a Urio l'11 aprile 1840,
residente a Milano, appaltatore.
Il Comune di Carate Urio
gli ha dedicato una via che inizia nei pressi del luogo dove ,
probabilmente, abitava e dove è nato, e cioè al principio della
Frazione di Cavadino (salendo dalla nuova strada carrozzabile) e
sale per congiungersi a quella che porta al Santuario di Pobiano.- (Via
Colonghera)
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1012) TORRI-TARELLI Carlo fu Carlo, nato ad Onno il 26 giugno 1832, residente a
Buenos-Ayres , scrivano.
1013)
TORRI-TARELLI Giuseppe fu Carlo, nato ad Onno il 16 giugno 1839, morto per
ferite riportate a Catanzaro il 27 settembre 1860.
Carlo e Giuseppe Torri-Tarelli, partirono per Quarto
insieme ad altri lecchesi: Ernesto
Berthé e Tranquillo
Baruffaldi. Il 5
maggio 1860
si imbarcarono con la spedizione dei Mille. Animati da uno spiccato
fervore combattivo, a Calatafimi prendono attivamente parte al primo
scontro con i borbonici. A Palermo i due Torri-Tarelli vengono entrambi
feriti, Carlo al ginocchio sinistro e Giuseppe al braccio destro. In
quel giorno Carlo conquista la medaglia d'argento al valore
militareFrattanto il fratello Battista giungeva in Sicilia il 24
giugno 1860
e venne inquadrato nella compagnia di Nino
Bixio, dove militava anche il fratello Giuseppe. Carlo, in qualità
di capitano addetto allo Stato Maggiore, rimase a Palermo. Giuseppe
e Battista combattono a Milazzo, attraversano lo stretto, mentre ormai
tutta l'isola è in mano italiana, ma sulle rive del fiume Volturno dove
nella battaglia decisiva i due fratelli garibaldini non combattono
assieme, Giuseppe Torri-Tarelli, nella battaglia di Palermo venne
colpito da un proiettile a un braccio, trascurata la ferita venne
colpito da infezione tetanica e morì a Catanzaro il 28
settembre 1860
a ventun'anni di età. La città di Palermo, che l'aveva visto tra i
suoi conquistatori, decretava alla sua memoria una medaglia d'argento al
valor militare, con la seguente motivazione: "A voi
Torri-Tarelli Giuseppe uno dei mille prodi sbarcati con Garibaldi a
Marsala il dì II maggio 1860, il Senato di Palermo questo attestato
rilascia, accompagnato alla medaglia che decreta la nostra cittadina
rappresentanza e che oggi il Municipio vi conferisce." Carlo
Torri-Tarelli, nell'elenco ufficiale dei partecipanti all'impresa
pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia del 12 novembre
1878, lo si trova al numero 1012.[5]Giuseppe
Torri-Tarelli, nell'elenco ufficiale dei partecipanti all'impresa
pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia del 12 novembre
1878, lo si trova al numero 1013.[6]
Nella via loro dedicata è posto un altorilievo in marmo e bronzo con
un'epigrafe di Giovanni
Bertacchi recante la seguente ode:[7]
"Sul folto dei Garibaldini Lecchesi evocati dal cuore del popolo
balzino in faccia al futuro i cinque fratelli magnanimi Torri-Tarelli: Carlo
dal '48 Mentana presente ad ogni gesta del duce, Battista che lo
seguì dai colli di Varese e san Fermo, Tomaso cavalcante a
vittoria sui campi del '59, Giovanni perito in questa acque
recando armi all'insorta Milano, Giuseppe colpito a Palermo di
micidiale ferita onde il fraterno manipolo aggiunto ai Bronzetti e ai
Cairoli bello di gloria e di morte passa per la storia d'Italia."
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Il
fotografo (Alessandro Pavia) che seguì i Garibaldini e che fece le foto
http://www.photographers.it/articoli/foto1/cpf/storiaAlessandroPavia.pdf
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Un "Taroni"
... un po' spiritoso !
Vino Cannonau di Sardegna.-
Taroni
è un vino rosso a Denominazione di Origine Controllata ottenuto da uve
Cannonau. Ottenuto con macerazione di 10 giorni, il vino rappresenta a pieno
quelle che sono le tradizioni vitivinicole dell'alta Gallura. E' di colore rosso
rubino carico, dai profumi intensi di piccoli frutti rossi maturi. E' un vino
dal sapore secco, pieno e vellutato che ben si accompagna con carni rosse,
selvaggina, formaggi e piatti tipici della Gallura. Temperatura di servizio
16-18 °C. Il vino si presta bene ad una lunga conservazione in bottiglia.
http://www.lestradedelvino.com/cantine-sardegna/provincia-di-olbia-tempio/azienda-agricola-tondini/taroni/?ancora=.content
Un "Taroni" campione di tennis, e nostro
compaesano
TARONI
VALENTINO
Fino alla
metà degli anni trenta tutti i campioni italiani erano stati aristocratici o
alto borghesi. Valentino Taroni, invece, nato nel 1915 a Carate
Urio, in
provincia di Como, un paese di pescatori-contadini e operai sulla riva
sinistra del lago, fu uno dei primi della categoria dei raccattapalle.
Il suo ingresso al Tennis Como si dovette allo zio Luigi Maggi, che ne era il
custode. E nel club di Villa Olmo il piccolo Taroni, come a quel tempo tanti
altri figli di gente umile, raccoglieva le palle per offrirle ai campioni
durante i tornei importanti e, spesso, quando i campi erano liberi, ne
approfittava per giocare con qualche palla logora e una delle vecchie racchette
che qualche socio gli aveva regalato. Ben presto, però, Valentino dimostrò un
certo talento, tanto che, dopo poco tempo, uno dei soci - un certo Pirovano -
prese ad interessarsi a lui, preoccupandosi addirittura di procurargli vestiti e
scarpe adeguate.
Nel
1933 da seconda categoria, vinse a Montecarlo la Coppa Macomber. Lo stesso anno
esordì in Coppa Davis contro l'Austria nella squadra di Giorgio De Stefani,
Uberto de Morpugo e Augusto Rado: complessivamente prese parte alla Coppa Davis
16 volte, dal 1933 al
1939, giocando in doppio insieme con Rado, Emanuele Sertorio, Gianni Cucelli e
soprattutto Ferruccio Quintavalle, con il quale formò negli anni una coppia
affiatatissima, capace di conquistare il titolo italiano per ben quattro volte
(1933-1935-1936-1937). In singolare vinse lo scudetto nel 1937, interrompendo i
successi quinquennali di Giovannino Palmieri.
Terminata la guerra, Taroni si trasferì a Napoli, soprattutto per il clima più
mite che la città poteva offrirgli. E all'ombra del Vesuvio, in qualità di
maestro, allenò generazioni di giovani napoletani, come poi, fino alla soglia
degli ottant'anni, a Fai della Paganella, la scuola che lui stesso fondò.
Taroni amava il tennis. Neanche i by pass lo allontanarono dall'allenamento,
tant'è vero che lo si vide in campo, sempre elegantissimo, insieme ai più
piccini, fino alla morte, avvenuta a Milano nel maggio del 1997.
Altre
notizie su Valentino Taroni :
http://www.tenniscampania.net/campionieri2.html
http://www.tcmbonacossa.it/storia.asp
http://it.wikipedia.org/wiki/Campionati_italiani_assoluti_di_tennis
Uno dei tanti "Taroni"
emigrati
(articolo apparso sul "Courrier de
Narbonne" il 17 giugno 1880)
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