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Brevi notizie su alcune delle
più antiche famiglie di Carate, tuttora
esistenti, e nominate dallo storico e parroco di Carate Don Pietro Buzzetti
nel
suo libro
" Regestro
per Documenti di Carate-Lario"
(Raccolta di
Documenti dal 27 maggio 914 al 16 settembre 1597)
(Como 1914)
Aquilini
Della loro presenza a
Carate si ha la prima notizia in un documento
del 18 gennaio 1465, in cui Iacobo de Chulino (col tempo poi tramutatosi in
Aquilini) , uno degli agenti della "Vicinanza ed Elemosina di Cavaleo",
acquista un "campo vignato, in territorio di Carate, a la Capra, con una
pianta di olivo"
Carugati
Famiglia antichissima milanese ascritta al
patriziato sin dal secolo XII. Appartenne a questo ceppo un Andrea dei Carugati
pittore a fresco che visse nell'anno 1307. Angelo Maria Carugati nel 1475 fu
ambasciatore alla Corte di Madrid. Michele capitano di giustizia in Milano
nel 1681 e Cesariano console e governatore di Lodi nel 1744. Conta i rami di
Como, Cremona, Milano, Novara e Verona.
Della loro prima presenza
a Carate si ha notizia in un documento del 5 febbraio 1505,
in cui de
Carugate Bernardino-prestinaio fa parte dei partecipanti della vicinanza di
Cavaleo di Carate alla elezione di sindaci- messi-nunzi-procuratori.
Maggi
L'Olivieri propone una
derivazione dal cognome latino Maius, da cui anche il toponimo Maggio in
Valsassina. In antico il gentilizio suonava De Madiis ed anche Maddius. E' oggi
molto diffuso in Lombardia dal Medioevo, con alcuni rami particolarmente
importanti a Brescia a Milano. Da quest'ultimo uscì il grande Carlo Maria
Maggi (1630-1699), letterato e poeta dialettale, inventore della maschera
di Meneghino. A Como fin dal quattrocento c'era una famiglia borghese, che
produsse almeno un notaio, un medico e alcuni sacerdoti nel corso di un secolo:
questi Maggi possedevano beni immobili, tra l'altro a Bernate. Altri erano
stanziati almeno dal Cinquecento nel Mendrisiotto (Bruzella, Cabbio, Casima,
Castel S. Pietro, Monte, Muggio): erano in prevalenza "mastri" che
migravano periodicamente in varie regioni d'Italia, secondo la tradizione
comacina. Nel Lecchese è presente un ramo a Civate, ma è ben più frequente il
cognome analogo Maggioni. Altri ancora erano a Torno dal Quattrocento e poi a
Molina.

Della loro presenza a
Carate se ne ha notizia (anche se sospetta, come dice Don Buzzetti, lo
studioso che trascrisse tali reperti) in un documento del 14 aprile
1281 .
In una vendita di terreni
alla vicinanza od elemosina di Cavaleo del 14 agosto 1503 appare la
firma del Notaio Abondio De Madiis, probabilmente appartenente alla
famiglia di Como soprannominata.
Pappi
La famiglia Pappi abitava a Carate in comune di
Lalio. Nel 1155 e 1168 fioriva a Chiavenna (Fossati. Codice Diplomatico
della Rezia Italiana). Un Giovanni Papa di Como si nomina in una convenzione
stipulata tra Milano e Como ai 20 novembre 1197 (Rovelli - Storia di Como),
forse Carate gli fu patria. Troviamo questo cognome anche a Moltrasio nel 1430.
Ebbe diverse grafie : Papa, Papi, de Pappis, Pappi. Si rinviene in diversi
luoghi d'Italia
Della presenza dei Pappi
(nella grafia originaria : Pape) a Carate si ha la prima notizia in un documento
dell' 11 gennaio 1269 in cui la vicinanza di Cavaleo acquista dei terreni.
Riva
E' il cognome più diffuso
a Lecco, dopo Colombo. Famiglia brianzola, antica in Oggiono. Di origine
toponimica, avendo alla base il toponimo Riva (di fiume, di mare etc). E' quindi
un cognome che può nascere ovunque. A Lecco la famiglia è attestata fin dal
XIII secolo e proveniva da Galbiate. Pare che traesse nome dalla riva del fiume
Adda. Un Riva fùpodestà a Lecco nel 1500. Molte le famiglie Riva nobilitate.
Cospicua quella dei Riva Finoli, milanese, ma originaria di Oggiono dove
possedeva beni estesi. Nel Quattrocento famiglie segnalate erano residenti a
Sorico, a Campo e Lenno, a Como, a Riva san Vitale: solo in quel secolo da esse
usiono sette notai. Nel cinquecento comparvero i rami meno illustri di Drezzo e
di Montano, poi quelle di Carate e di Cernobbio. Il ramo principale di Como
ottenne nel settecento la patente di nobiltà; il suo stemma tradizionale è
d'argento al braccio umano volto a sinistra, coperto con manica azzurra che
impugna uno spadino d'argento con elsa dorata; bordura di rosso e di bianco.
Quella del ramo mendrisiotto porta un capo d'oro con aquila nera coronata, la
parte inferiore con bordura di rosso e di bianco, al centro un leone rosso
passante in campo bianco e in punta (campagna diminuita) bandata di rosso e di
bianco di sei pezzi. La famiglia Riva Finoli, oggi estinta, portava la seguente
arma, simile a quella riportata nel codice Carpani: Interzato in fascia: nel 1°
d'oro all'aquila di nero coronata del campo; nel 2° di rosso al leone
illeopardito di oro, linguato di rosso; nel 3° innestato in facsia d'argento e
d'azzurro di quattro pezzi.

Della prima presenza dei
Riva (nella "scorrezione" de Rippa) a Carate se ne ha notizia in
un atto di vendita del 12 maggio 1438; in detta vendita si dice "
Actum in strada pubblica, posta subter lobiam della casa d'abitazione magistri
Bernardi de Rippa de Nobiallo, abitante a Carate Inferiore"
Somaini
Dall'aprica e collinare
frazione di Olgiate Comasco si sono sparsi sul territorio i discendenti dei
contadini che dipendevano dai Caimi, almeno in età moderna. Il toponimo và
ricollegato a Somadino di Casargo, ed ambedue sarebbero forme diminutive
di un Sommates. Il dato etimologico è abbastanza chiaro; la comunità
che abita la parte più alta di un pago, per quanto piccola. Il comune rurale di
Somaino fu aggregato a Olgiate nel 1757. Per quanto riguarda Carate la parte più
alta era la frazione di Somaina. Gli oriundi "di Somaino",
presenti anche nell'agro olgiatese, giunsero nel primo ottocento anche a Como;
vi nacque nel 1865 da famiglia borghese Francesco Somaini, che dopo un tirocinio
segnato anche da momenti problematici, divenne dlla fine del secolo un
importante industriale tessile cotoniero, fissando la sua sede primaria della
sua azienda a Lomazzo, premiato tra i primi nel 1906 col cavalierato al merito
del lavoro; nel 1915, già anziano e deputato al Parlamento, partecipò come
ufficiale superiore alla prima guerra mondiale; nel 1927 volle dotare la sua
Como del Mausoleo Voltiano, realizzato nel 1928 da F. Frigerio, con le copie
precise degli apparecchi andati distrutti nell'incendio del 1899. A questa
dimostrazione di generosità si aggiunse la Fondazione Somaini, per premi
destinati a studiosi di Fisica e per borse di studio e, nell'ultimo periodo
della sua vita (morì nel 1939), l'impegno per la bonifica dell'agro romano.
La prima presenza dei
Somaini (nella "scorrezione" de Somadina ) a Carate è
certificata dalla "Deliberazione della Vicinanza di Cavaleo"
del 14 aprile 1281, contenente alcune norme relative al diritto di uso dell'alpe
della Pessina. (Posto in località Mortirolo e di cui il Buzzetti dice "La
tradizione narra di una catastrofe colà avvenuta per sprofondamento di terreno
con fine letale di chi abitava la cassina dell'alpe : la storia nulla sa
precisare") E che qualche cosa fosse effettivamente successo in quel
luogo, lo dimostra il fatto che, fino a pochissimi anni fa, in occasione
dell'annuale pellegrinaggio all'Oratorio di S. Bernardo, (20 agosto di
ogni anno) il parroco, terminata la S. Messa si soffermava sul luogo ed
impartiva la Santa Benedizione.
Taroni
(Codice Carpani)
Questa parentela compare
già come possidente a Laglio e a Carate alla metà del Duecento: la
radice etimologica è nel verbo lombardo tarà , che vale
"sbattere, dimenare, mescolare" ed ha come nome derivato, col suffisso
accrescitivo taron (grosso tarell); il soprannome sarebbe quindi
riferito ad uomini avvezzi ad usare o simili nel portamento al randello.(*)
Divisi
in vari rami, alcuni anche fortunati e benemeriti, i Taroni sono cresciuti sulla
sponda occidentale della pieve di Nesso, lasciandola solo per industriosa
emigrazione in varie zone anche oltre le Alpi o per inurbarsi nel capoluogo. E'
documentata anche una famiglia Taroni di Valenza Po, di origine non chiara, che
ottenne titolo nobiliare nell'Ottocento.
(*)
Detto dei Taroni in riferimento al .. randello :
"Non
temere i fulmini ed i tuoni, ma stai attento al ... randello dei Taroni"
(Dizionario
Araldico Crollalanza )
Famiglia divisa coi rami
di Bologna, Milano, Sondrio e Valenza ed originaria anticamente dalla Spagna. Ha
avuto in seno ad essa un Leone Taroni podestà di Bologna; un Paolo tenente
colonnello nelle milizie sabaude. Vantava inoltre anziani, decurioni, senatori e
priori. Nel 1746 Giorgio Taroni fu creato Conte Palatino del Sacro Palazzo
Lateranense in Roma
La prima presenza dei
Taroni ( anche se con grafia originaria : Tairono, Tajrono) a Carate è
documentata in un codice pergamenaceo del 4 novembre 1274 a titolo
"Stabili posseduti dalla Basilica di S. Fedele" in Como dove si
trovano elencate le terre possedute in detto anno da detta Basilica in
Lalio-Carate e in gran parte risalenti alla donazione fatta dal vescovo Valperto
nel 914.
Rifacendoci alla
rubrica telefonica, sembra che i Taroni in Italia abbiano due ceppi originari
ben distinti, uno dei quali, più numeroso ma molto sparso è ubicato in
provincia di Ravenna (Ravenna, Lugo, Bagnacavallo, Faenza etc) mentre l’altro
concentrato soprattutto a Carate Urio, piccolo paese sul lago di Como di
1250 abitanti, dal quale prendono origine quasi tutti gli altri Taroni sparsi in
Lombardia (Milano, Como ed altri paesini e qualcuno, anche per conoscenza
diretta, in altre province o regione con bassissimo numero di Taroni).
Località
con la più alta presenza di famiglie "Taroni"
(secondo
l'elenco telefonico di qualche tempo fà!)
| Località
|
Num.abitanti |
Fam/Taroni
x 1000 abit. |
Numero
famiglie Taroni |
%
Taroni in Italia |
| Lugo
(Ravenna) |
33.000 |
1,727%° |
57
|
10,57% |
| Faenza
(Ravenna) |
54.000 |
1,018%° |
55 |
10,20% |
| Ravenna |
136.000 |
0,338%° |
46 |
8,53% |
| Carate
Urio (Como) |
1.250 |
35,2%° |
44 |
8,16% |
| Bagnacavallo
(Ravenna) |
17.300 |
1,502%° |
26 |
4,82% |
| Como |
87.000 |
0,241%° |
21 |
3,89% |
| Milano |
1.319.000 |
0,0159%° |
21 |
3,89% |
| Scandiano
(Reggio Em |
22.000 |
0,863%° |
19 |
3,52% |
| Bologna |
404.000 |
0,042%° |
17 |
3,15% |
| Reggio
Emilia |
132.000 |
0,121%° |
16 |
2,96% |
e, sempre rifacendoci alla rubrica telefonica,
ecco la dislocazione dei "Taroni" in Italia
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Un "Taroni" abbastanza
famoso,
(soprattutto tra i cultori di
enigmistica) !
Trattasi di Giovan Battista Taroni,
letterato e sacerdote bolognese vissuto a cavallo tra il XVII e il XVIII
secolo. Morì a Bologna l' 8 aprile 1727, dove fu sepolto nella Chiesa
dei Padri delle Grazie.
Poeta noto ai suoi tempi ed autore
di numerosi oratori sacri, scritti tra il 1694 ed il 1705.

E' autore dei "Cento
nodi da sciogliere", raccolta di 100
soggetti da enigma (indovinelli)
scritti con semplice eleganza in
ottave.
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Un "Taroni" coraggioso, nostro
compaesano
(... anche se forse sarebbe stato molto
meglio lasciar perdere !)
Uno
dei 21 comaschi fra i "Mille" di GARIBALDI
(clicca sopra e vedi l'elenco completo)

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70) BARUFFALDI
Tranquillino di Alfonso, nato a Barzio il 12 luglio 1839, residente a Milano 
Notaio. 7a Compagnia. Ferito al
gomito sinistro (M, P).
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96) BERETTA
Giacomo fu Giovanni, nato a Barzanò il 13 giugno 1838, residente a Milano
impie gato privato.
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102) BERTHE'
Ernesto di Giuseppe, nato a Lecco il dì 8 luglio 1832, residente a
Modena
E' tra i feriti del1a 3a Compagnia in
Agrati (p. 597), in cui il cognome è storpiato in Berti.
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| 115) BIANCHI Gerolamo fu
Felice, nato a Caronno (Como) il 5 giugno 1841, morto alla presa di Palermo
sulla piazza di
Ferravecchia ( 30 maggio 1860).Studente di medicina.-
Nota :
Nei vari elenchi presenti in Internet il Bianchi figura nato a Caronno Pertusella
- provincia di Como _- mentre già allora era provincia di Varese.-
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116) BIANCHI Luigi di
Francesco, nato a Cermenate il 20 aprile 1837, residente a Milano, sarto.
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136)
BONANOMI Giacomo fu Pietro nato a Como il 2 febbraio 1842, ivi residente,
notaio. |
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275)
CATTANEO Bartolomeo fu Francesco, nato a Gravedona il 19 ottobre 1847,
residente a Milano, orefice.*
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|
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466
GAFURI Eugenio fu Fortunato, nato a Brivio il 21
ottobre 1830, morto a Bergamo nel 1871
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613) MASPERO
Gio.Battista fu Pietro, nato a Como il 12 maggio 1835, (già) R.
impiegato, morto a Milano il 17 gennaio 1861
|
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620) MAZZUCCHELLI Luigi di Giuseppe, nato a Cantù il 15 gennaio 1834,
residente
a Como,avvocato, (già) capitano nel 44°
fanteria.

7a Compagnia.
Ferito (P).
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| 715)
PAGANI Antonio fu Giuseppe, nato a Como il 5 ottobre 1833, (già)
sottotenente nel 7° fanteria, poi tessitore, morto a Como il 26 ottobre 1871

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832) REBUSCHINI Giuseppe fu Girolamo, nato a Dongo il 1° gennaio 1839, residente
a Bes ozzo, ingegnere.
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845) RIENTI Edoardo fu Carlo, nato a Como il 30 novembre 1834, residente a
Milan o, agente di commercio. |
881) ROTA Luigi di Giuseppe, nato a Bosisio il 29 aprile 1838, residente a
Cassano d'Adda. |
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891)
SACCHI Achille di Antonio, nato a Gravedona il 15 agosto 1835, ricoverato
alm manicomio di Aversa, (già) farmacista,
fratello dell'altro al n.893
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893)
SACCHI Eugenio Ajace di Antonio, nato ad Appiano il 14 novembre 1839, (già)
ivi residente, escluso nel 1866 dall'onore di fregiarsi della medaglia e dal diritto a pensione: poi riammesso morto il 9
novembre 1869 a Ligametto (Canton Ticino).
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896) SALTERIO
Lazzaro fu Francesco, nato ad Annone di Brianza l'8
luglio 1824, tenente colonnello nell'esercito
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942) SIRTORI
Giuseppe di Giuseppe, nato a Casate Vecchio il 17 aprile 1813, già
tenente generale, morto a Roma il 18 settembre 1871 |
967)
TAGLIABUE Baldassarre fu Battista, nato a Como il 22 marzo 1822, residente a
Milano, sarto.
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982)
TARONI Felice di Giacomo, nato a Urio l'11 aprile 1840,
residente a Milano, appaltatore.
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1012) TORRI-TARELLI Carlo fu Carlo, nato ad Onno il 26 giugno 1832, residente a
Buenos-Ayres , scrivano. |
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1013)
TORRI-TARELLI Giuseppe fu Carlo, nato ad Onno il 16 giugno 1839, morto per
ferite riportate a Catanzaro il 27 settembre 1860.
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Il
fotografo (Alessandro Pavia) che seguì i Garibaldini e che fece le foto
http://www.photographers.it/articoli/foto1/cpf/storiaAlessandroPavia.pdf
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Un "Taroni" campione di tennis, e nostro
compaesano
TARONI
VALENTINO
Fino alla
metà degli anni trenta tutti i campioni italiani erano stati aristocratici o
alto borghesi. Valentino Taroni, invece, nato nel 1915 a Carate
Urio, in
provincia di Como, un paese di pescatori-contadini e operai sulla riva
sinistra del lago, fu uno dei primi della categoria dei raccattapalle.
Il suo ingresso al Tennis Como si dovette allo zio Luigi Maggi, che ne era il
custode. E nel club di Villa Olmo il piccolo Taroni, come a quel tempo tanti
altri figli di gente umile, raccoglieva le palle per offrirle ai campioni
durante i tornei importanti e, spesso, quando i campi erano liberi, ne
approfittava per giocare con qualche palla logora e una delle vecchie racchette
che qualche socio gli aveva regalato. Ben presto, però, Valentino dimostrò un
certo talento, tanto che, dopo poco tempo, uno dei soci - un certo Pirovano -
prese ad interessarsi a lui, preoccupandosi addirittura di procurargli vestiti e
scarpe adeguate.
Nel
1933 da seconda categoria, vinse a Montecarlo la Coppa Macomber. Lo stesso anno
esordì in Coppa Davis contro l'Austria nella squadra di Giorgio De Stefani,
Uberto de Morpugo e Augusto Rado: complessivamente prese parte alla Coppa Davis
16 volte, dal 1933 al
1939, giocando in doppio insieme con Rado, Emanuele Sertorio, Gianni Cucelli e
soprattutto Ferruccio Quintavalle, con il quale formò negli anni una coppia
affiatatissima, capace di conquistare il titolo italiano per ben quattro volte
(1933-1935-1936-1937). In singolare vinse lo scudetto nel 1937, interrompendo i
successi quinquennali di Giovannino Palmieri.
Terminata la guerra, Taroni si trasferì a Napoli, soprattutto per il clima più
mite che la città poteva offrirgli. E all'ombra del Vesuvio, in qualità di
maestro, allenò generazioni di giovani napoletani, come poi, fino alla soglia
degli ottant'anni, a Fai della Paganella, la scuola che lui stesso fondò.
Taroni amava il tennis. Neanche i by pass lo allontanarono dall'allenamento,
tant'è vero che lo si vide in campo, sempre elegantissimo, insieme ai più
piccini, fino alla morte, avvenuta a Milano nel maggio del 1997.
Uno dei tanti "Taroni"
emigrati
(articolo apparso sul "Courrier de
Narbonne" il 17 giugno 1880)
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