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"Cento
Nodi da sciogliere"
PROPOSTI
AL GENIO DE' SUOI AMOREVOLI
DA
GIOVANNA
STATIRA BOTTINI (TARONI GIOVAN BATTISTA)
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1)
Ho da viver sepolto e non son morto,
e viver devo ancor, pria
d'esser nato.
Non mangio e pur mi
nutro e mi conforto
e con la bocca altrui
ricevo il fiato.
Spoglie non mie, per mia
difesa, porto
onde sempre son nudo e
sempre armato:.
sol mi rendo palese ove
m'ascondo,
nè mai fui tra' viventi
e sono al mondo.
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2)
Son, da gran padre, anch'io nato gran figlio,
benchè tra rozze genti
ebbi il natale;
dalla terra natia prendo l'esiglio
e allor la mia grandezza in
alto sale.
Molti potrian perir del mio
periglio
Perch'io son lor sostegno
principale,
e - morto - la mia polve che
spande
dà forza al vile, dà
grandezza al grande.
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3)
Son ristoro comune e mai non
manco;
grande alimento, e pur non ho
sapore;
son sempre in moto, ovunque, e mai mi stanco:
or porto refrigerio, ora
calore.
Resisto ad ogni scossa e mi
rinfranco;
ora m'empio di luce, ora
d'ardore;
son cosa che nel mondo giova e
offende:
tutti m'han, niun mi
compra e niun mi vende
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4
) Sempre rivolta alla magion
stellante
Bella, perché sei poi così
spietata '
Perché si vaga ai lumi ed al
sembiante,
tante alme a tormentar, poi,
destinata ?
Ahi, sventurato e malaccorto
amante,
chi, troppo ardito, a te
s'accosta - o ingrata:
trova l'offesa ove sperò
conforto
e se, alla fin, ti cade in
braccio, è morto.
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5)
Chiara ho la stirpe ed ho la faccia scura
e porto sempre altrui noia e tormento;
mia madre mi discaccia e non mi cura,
onde, solo, in cammino io vado intento.
Son così in odio a tutti per natura,
che vado errando a discrezion del vento;
ma, pur vagando, il mio dominio tegno
.
sovra d'ogni città, sovra ogni Regno
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6)
Ciò che vive, quaggiù, reggo e governo:
per tutto lo sono e in
provvidenza abbondo.
Sa in parte l'uomo, per
voler superno,.
quel che son, quel che
posso e quel che ascondo.
Son dov'è il mare, son
dov'è l'inferno
e negli spazi ancora
ignoti al mondo.
In mio confronto, ogni
bellezza è un gioco.
ma nell'aria e nel cielo
io non ho loco.
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7)
Esce, talor, da
sotterranea stanza
un mostro ingannator,
che all'uom fa guerra;
mostro in vario color,
varia sernbianza,
dolcemente il lusinga e
poi l'afferra
e se, con troppo ardir,
l'oste l'avanza,
con assalti di bocca
alfin l'afferra
E questo suo poter, che
ha dal destino,
sembra un dono infernale
ed è divino
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8)
Un figlio ho dentro il sen che non è mio,
e, senza uscir da questo corpo, ei nacque.
Nato e cresciuto, or dal mio ventre uscio
ma di starmi vicin sempre gli piacque
Dei miei teneri amplessi ebbe desìo:
meco andò, meco visse e meco giacque;
purgato poscia l'innocente errore
per lui ritorno al mio primier candore
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9)
E' una povera cieca
miserabile
che, taciturna, ognora
sembra estatica;
antica per natura e
venerabile,
oscura di natal, mezza
lumatica,
pigra, oziosa e all'opre
illustri inabile,.
ma in affari d'amor
maestra pratica!
Sempre, nel mondo, inciampi e inganni semina.
eppur ha mille amanti, questa femina.
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10)Quei che m'ha in odio ognor mi va cercando
e da quei che mi cerca io sempre fuggo,
senza timor, di qua e di là volando
e gigli e rose ognor lambisco
e suggo.
Per le vie più segrete io
vado errando
e chi mi nutre, ingratamente,
io struggo:
ma a forza di torture, alfin,
esangue,
in man di chi me '1 diede io
rendo il sangue.
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11)
Porto spoglia terrena e spirto
eterno
e il più bello fra i vivi è
mia fattura;
l'opra mia, di mia man nutro e
governo
e per legge divina e per
natura.
Empio d'alme beate il ciel
superno
e di dannati la magione
oscura;
d'ogni vita cagione è il
viver mio:
feci l'uom, venni al mondo...
e non son Dio
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12)
Costui si vede sol dove non c'è
e mirar non si può dov' egli
sta;
pure tanta possanza il ciel
gli diè
che sopra tutti dominando va.
Sembra che tenga il mondo sotto il pie
e da taluno anche adorar si fa,
ma il suo poter non durerà così
perchè ogni fasto ha da
finire un di.
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13)
Sarei, senza di te, priva di
luce
e tu, senza di me saresti
cieco;
benchè tu sol sei mio sostegno e duce
sicuro non sarai, se non sei meco.
E, per te, amore a tanto mi conduce
che struggo l'alma mia
per vivere teco,
ma tu, crudel, nutrendo
altri pensieri,
lungi da me trascorri i
giorni intieri.
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14)
lo non fui mai dipinta e son pittura,
ma colui che mi fe' non è pittore
e per far questa vaga mia figura
non adoprò nè tela nè colore.
E' vero che il colore in
me non dura
ma nessuno può in
ciò trovarvi errore;
anzi, non v'è del mio dipinto aspetto,
nè color nè,disegno più perfetto.
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15)
Vai, senza vele e senza remi, errando,
povera navicella in mar senz'onda,
e nel lungo cammin vai mormorando,
senza mai ritrovar porto nè sponda.
Guarda come d'ìntorno a te,
scherzando,,
un gorgo ora ti copre or ti
circonda
e se in fuggir troppo veloce
andrai
fuor di quel mare il
precipizio avrai.
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16)
lo son donna erudita e so cantare,
pure non so che sian « do
re mi fa ».
Per ogni verso ambisco al bel
parlare
se con licenza mi si tratterà.
Eppure io mi diletto di lodare
andando per le stanze in qua e
di là
e muovo i piedi, come dir si
suole,
senza riguardo, sulle,
ventarole.
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17)
Oh quante parti, oh Dio,
quanti sospiri
sa far costei per allettar le
genti;
ora par che languisca, or che
s'adiri
ora mostra diletti, ora
tormenti
e fa che intorno a lei spesso s'aggiri
stuol,di seguaci alle sue voci attenti
ma l'arti sue, che sembrano segrete,
son tutte note... e voi non le intendete.
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18)
Chi è mai costei, di luce e d'ombra
cinta,
che posa, con bell'arte il volto e il piede?
Pur nel sembiante, ognor macchiata e tinta
sembra nata a mentir l'istessa fede.
Atto e sguardo non ha che non sia finta
e sa dal finto ancor trarre mercede:
non tesse e ha tela; tace eppur favella;
ingannatrice, sì, ma sempre bella.
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19)
In sen d'un traditore, oh quante genti
spiran fiati di vita e perdon gli anni;
traditore che dà pene e contenti
ed i riposi poi cangia in affanni;
traditor che, accecando, in vari eventi
fa d'un nido di pace antro d'inganni;
traditor che nel seno ognor aduna
il bene e il male il feretro e
la cuna.
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21)
Con un moto contrario di natura,
che da ciascun si vede e ben
s'intende,
va il peso in alto e fa la sua
figura
e a precipizio il lieve poi
discende.
In ufficio, in sembianza ed in
fattura
sono eguali, ma varie le
vicende:
quei che poc'anzi pianse adesso ride
e ciò che pur li unisce, li divide.
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20)
Dolce albergo dell'ozio delle
genti
sei l'innocente distruttor
degli anni;
caro nido di pace e di
contenti,
tenero asilo nei più crudi affanni;
negli amorosi e nei funesti eventi
tu sei meta al piacer, scudo agl'inganni
e vede, ogni pensier che in te s'aduna
quando vicini son feretro e cuna.
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22)
La mia patria è per tutto e tengo loco
in cielo, in terra, in
mare e nell'inferno;
chi mi tien per bisogno
e chi per gioco,
chi mi vuol per amore e
chi per scherno.
Di caccia, sempre, mi
diletto un poco
ma nudo vò d'estate e
ancor d'inverno:
son rustico, pastore e
contadino,
ma sempre, a chi mi
tiene, io son vicino
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23)
Finchè vado nascendo,
allor son viva
e quando sono nata allor son morta;
ovunque il suon della mia voce arriva
l'aura del, nome mio spande e trasporta.
Fugge al mio comparir quei che mi schiva
gode, del mio partir, quei che mi porta!
fremo, ristretta, e sciolta mi consumo,
chè la mia gloria altro non è che fumo.
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24)
Quanto son grave al sen dì chi mi porta
tanto leggero son quando son nato.
Dove il desio mi guida e mi trasporta
corro acceso e veloce al par d'un fiato.
Veggo talor la speme altrui risorta
e senza lingua il favellar m'è dato;
son forier di contento e di dolore
e ben m'intende chi
conosce Amore
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25)
Sto, per lo più, fra
gole e fra caverne
e fra deserti,
abitatrice errante.
Passo per vie profonde alle superne,
dai comuni commerci ognor distante;
ma in me severità non si discerne
e con chi vuole amor
faccio l'amante,
scherzo con chi a
scherzar seco m'invita
e reco aita a chi mi
chiede aita.
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26)
lo son quel che non sono ed esser fingo
quel che l'uman pensier
talor comprende;
e si ben mi trasforino e
mi dipingo
che ognun m'ode, mi vede e non m'intende.
Tutto il ver, tutto il falso in me restringo
e l'arte d'ingannar da me s'apprende....
Ecco, mi scopro già: sono a quest'ora
presente a voi, nè
m'intendete ancora?
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27)
Anch'io, fra stuolo
alato ognora errando,
vò per l'aria veloce e
non ho piume
e vò di fronda in fronda, ognor scherzando,
come il vago augellet,to ha per costume.
I miei canori accenti anch'io tramando
al monte, al bosco, al campo, al prato, al fiume
e passo i giorni miei più ardenti e lieti
senza temer nè cacciator nè reti.
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28)
Udite strani casi e rie sventure
di due femine oppresse e desolate,
circondate da cento e più punture;
battute ad ogni passo e conculcate
e per vie disastrose e mal sicure
all'ingiuria d'ognuno destinate.
E per scorno, maggior del
proprio danno,
portan con la lor pena il lor tiranno
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29)
Vivo d'orror, più che di
luce, vago
ed è con l'occhio il nome mio
formato,
nè di fiera nè d'uom porto
l'imago
e offendo, benchè inerme e
imprigionato.
Vasti albergo non curo e sol
mi appago
di quel rifugio che a goder m'è
dato,
ma a un lieve moto sol che reo
m'addita
vò sotto il peso a terminar
la vita.
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30)
Oh, non intesa e tante volte udita
strana vicenda di caduca
sorte!
Il bel si strugge e lo
splendore addita
quando per noi quaggiù l'ore son corte.
Pende da un lieve fil la nostra vita,
un debil fiato la riduce a morte
e siam nel mondo, lacrimosi e
frali
testimoni, alle gioie e ai
funerali.
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31)
Prigioniero son lo degli occhi
tuoi,
cara degli occhi miei luce
gradita;
dar freno ai guardi altrui
sola tu puoi
e a Più mirarti il tuo
sembiante invita.
E benchè il tuo rigor
non scopre a noi
quel bello che nasconde e quel
che addita
scorge, però, contento il mio
desìo
dietro di te, ciò che bramar
poss'io.
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32)
Trassi dal mio natal chiari
splendori
e di Venezia son figliuolo
illustre;
pure, senza oscurare i miei
chiarori,
di rubar ciò che vedo ho
l'arte industre.
So rubare alle donne ed ai
signori,
a chi incontro in città come al palustre,
ma si discreto son che quel che prendo
alla vista d'ognuno il tolgo e il rendo.
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33)
Sostegno io son delle città e de' Regni.
benchè i natali miei
sian poco chiari.
Molti sorgon per me
fasti ben degni:
obelischi d'onor, templi
ed altari.
Base di più famosi alti
disegni
io sono in terra e fin
laggiù nei mari
e alfin, son - perchè l'uom viva contento
d'ogni sua sicurezza il fondamento.
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34)
Escono in campo a mille, e non so d'onde,
inerni schiere a depredar con frode;
va crescendo lo stuolo e
si confonde,
si vede l'orda e il
calpesto non s'ode.
Un toglie il furto all'altro e
poi s'asconde
e ognuno, ingordo, di rapir
sol gode:
poscia il drappello delle
truppe ignude
in una palmo di terra alfin si
chiude.
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35)
Son femina, son vaga e godo
farmi
condurre ognor da un uomo in ogni loco;
molto sono violenta e per destarmi
col mio furor basta toccarmi un poco,
che subito mi volto al ferro e
all'arrni
e tosto mi si vede in mezzo al
fuoco.
All'altrui pianto io godo e
corro e grido:
giro, fo del rumor, ma niuno
uccido.
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36)
Benchè figlia del mar,
riposo in terra.
Talor sto in aria e
torno in terra e in mare.
Son calpestata se mi
fermo in terra
e mi sommergo se mi
getto in mare.
lo reco pena al
passeggero in terra,
io reco danno al
navigante in mare
ma se d'uopo è di me, per tutto ho loco:
in terra, in mare, in aria e pur nel foco.
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37)
In qualunque occasioni lieta o funesta,
costui vuol sempre far la sua figura.
Voi lo vedrete in chiesa ai dì
di festa
e gli altri di a bottega, in
positura.
E' facile a formar capricci in testa
perchè è molto leggier di
sua natura
e poco dura l'esser suo
perfetto:
io già vel dissie ve lo dico
schietto.
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38)
Ero femina priá che fossi nato;
nato, maschio divenni e fui più
bello;
diedi, in varia stagione e in
vario stato,
or tormenti or piaceri,
a questo e a quello.
Di risplendente e dura
spoglia armato
feci in campo tremar più d'un drappello:
ma un sol fu quei che alfin mi superò
e in femina qual fui mi ricangiò.
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39)
Noi siamo tre, ma ognun di noi fa uno
e, da se stesso, ognun di noi fa tre.
Un morto fece il corpo a ciascheduno
e un vivo, in fronte, i tratti poi ci fè.
Abbiamo il viso bianco e l'occhio bruno,
corriamo senza gambe e stiamo in piè:
di mano in mano, è ver, cadremo giù
ma stiam sempre con gli. occhi
volti in su.
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40)
Quello che di veder non 'vi è
permesso
ve lo farem veder quando
volete
e vederete col vostro occhio
istesso
come potenti siamo e qual voi
siete.
Noi vi saremo,
all'occorrenza, appresso;
vi stringerem, ma voi
non ci vedrete:
tutt'altro voi vedrete,
o poco o assai
e noi, alla fine, nulla
vedrem giammai.
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41)
Qual'è quella caverna
in cui, di gente,
s'ode, confuso ed or distinto,
il suono?
Dove la voce mia lieta o
dolente
ascolto, allor checanto o che
ragiono?
Dove martello e incudine si
sente
e soffiar vento e rimbombare tuono?
Dove tepida ognor l'aria risiede
nè mai vi pose l'uomo o belva il piede?
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42)
Mi conviene talvolta
sospirare
ma faccio spesso
sospirare anch'io,
contan per me gli uccisi
e terra e mare
e il vivere e il morir
sta in poter mio
lo so piangere, ridere,
cantare.
ho il costume or perverso, or saggio, or pio
e le sembianze mie, deformi o belle,
consistono in molte ossa e poca pelle.
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43)
Conosco da
lontano e da vicino
nè vedo da vicino o
da lontano;
son dritto, storto,
sollevato o chino
destinato al piacer
dell'uso umano.
Sotto i vostri occhi stessi arrivo fino
a fare in faccia a voi pur da sovrano
e voi che a quel degli altri attenti siete
tutto poi quel ch'è vostro non vedete.
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44)
Nudo e stretto fra i lacci, ho sempre a fianco
chi mi percuote e mai pietà non sente:
s'io raddoppio le grida ei raddoppia anco
il battermi più fiero e più frequente.
Di flagellarmi quei non è mai stanco
in mezzo ancor della più folta gente
e, quando è sazio o è indebolito il braccio
mi scende a terra e mi sospende al laccio.
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45)
Col labbro suo - delle mie glorie adorno -
qual io mi sia, la Fama a voi racconti;
dirà che so far lieto e mesto il giorno,
che fanno eco al mio
nome e mari e monti
dirà che, ad un mio
cenno, a me d'intorno
scendon mille guerrieri
armati e pronti,
e, se ho poter sopra gli
eroi più forti,
dirà che ancora han da
obbedirtni i morti.
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46)
Sto sotto il cielo e pur non sono in terra,
corro e vò in alto e non ho pie' nè ale;
son grande in pace e son
possente in guerra
ma il vento ora mi giova or mi
fa male.
Ciò che di prezioso in me si
serra
nell'avversa fortuna a nulla
vale:
son l'aria e l'acqua mio sostegno e gioco
e mio periglio son la terra e il fuoco.
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47)
Con modi noti e non da tutti usati
forza che non è umana mi
conduce;
col freno al piede e col periglio ai lati
ho nei mie' moti l'equità per duce.
Vo, rimirando un ciel senza beati
contemplo sfere e raggi
senza luce
e quel che tutto regge
ancor disvelo,
quantunque egli non sia
nè in terra o in cielo.
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48)
Danzano alcuni con le
teste chine,
agili assai, per arte e
per natura
e mentre van scorrendo ogni
confine
molti si vedon dalla sepoltura
saltar fuori: e le femine
vicine
gridan tutte, tremanti di paura:
s'odon voci d'error, d'ira,
d'amore
e un sol è quei che fa tanto
rumore.
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49)
Ho il diadema sul capo e son
di tanto
alto grido i miei pregi e le
mie glorie
che sveglio con la voce e col mio canto
famose ed adorabili
memorie.
Son noto a tutto il mondo e per mio vanto
parlan le sacre e le profane storie:
son Re, ma più non so
di qual paese,
chè non son della
Francia e son francese.
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50)
Vinto dallo stupor veggo un nocchiero
con la nave sul dorso errar
per l'onde
e dentro quell'instabile
sentiero
più volte si sommerge e mai s'affonda.
Poscia, col grave peso suo primiero
sen viene a nuoto ad affrettar la sponda
indi, perchè il timor non li soffrena,
la nave e il suo nocchier van per l'arena.
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51)
lo
son cosi comune ad ogni gente
che
ben palese il nome mio può farmi
Pur
senza bocca, ho cosi acuto il dente
he
le piante recide e rompe i marmi.
Quei
che mi regge, col braccio possente,
dei
miei moti voraci il fren può darmi
ma
- benchè qualche paragon si vede -
non
sono il tempo, come talun crede.
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52)
Son
femina, son nuda e sono armata;
già
fui di fuoco ed or di ghiaccio sono;
entro
carcere oscuro inprigionata,
con
arte e con ingegno altri imprigiono.
A
tutti io servo e a dominar son na+a;
ho
molto in mio potere e nulla dono;
gli
occulti arcani altrui schiudo e disvelo
e,
in terra, ancor son l'arbitra del Cielo.
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53)
Benchè
senza corona e senza regno,
anch'io
sono, però, regina in terra
e
benchè cara a tante genti, io vegno
ora,
presa, tradita, in pace e in guerra.
Alfin,
sepolto per l'altrui disegno
in
picciol'urna, il nome mio si serra
cosi
manca nel mondo e si dissolve
ogni
nostra grandezza, in fumo e in polve.
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54)
Stretta
in ceppi di ferro e tormentata
vivo
- senza delitto e senza errore;
presa
da un duro laccio e trascinata
spiego
con alte voci il mio dolore
e
son con arte - ah, Dio! - troppo spietata
da
più colpi battuta a tutte l'ore
e,
infin son fatta deplorabil gioco
alla
morte, al supplizio, al sangue, al fuoco.
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55)
Sta
con la bocca aperta, irsuto e nero
un
tale che non so, mostro o animale:
ha
la testa nel Ventre e, sempre altero,
volo
non spiega pur se aperte ha l'ale.
Sugli,
alti boschi ove non è sentiero
si
posa, ma non reca danno o male,
che
ognun lo doma e ai modi altrui si piega
tanta
che pur la donna a sè lo lega.
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56)
Maschio
per mia natura il ciel m'i fè
e
in femina poi l'arte mi congiò;
è
indegno l'uom che vuol fuggir da me
ma
è più sicuro se lontan gli sto:
ei
senza il mio poter, grande non è
ed
io senza di lui vigor non ho;
stringermi
e vagheggiarmi egli potrà,
ma
guai se poi nel cuor mi porterà.
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57)
Vivo
non son, quantunque ognor mi muovo
e
senza piedi ancor, sempre, cammino;
nel
mio luogo primier sempre mi trovo
ma
servo ognun da lungi e da vicino.
Vengo
costretto dal destin che provo,
a
portar sempre pesi da facchino
e
resta, per mio scorno, alfin prescritto
nel
mio risposo il mio maggior delitto.
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58)
Ero
alla luce pria che fossi nata;
son
bella, senza macchia e tutta pura;
ricorre
a me pentita e sconsolata
l'umana
e troppo debole natura.
Placo
l'eterna Maestà sdegnata
e
salvo l'uom della infernal sciagura,
ma
con tutto il poter che in me disvelo
non
fui, nè son, nè sarà mai nel cielo.
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59)
Conosco
certe femine galanti
che,
col lor crine inanellato e biondo,
tutto
sparso d'odor, legan gli amanti
che
il capo, per lo più, non han fecondo.
Molte
di queste, a forza di contanti,
son
prese da certi uomini del mondo
che
ne fan pompa... ed altro non gli
resta
che
un palmo di... cimier sopra la testa.
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60) lo
vo adoperando quel che porti tu
e
quel ch'io porto adoperar non so;
quel
che dato una volta a me già fu
in
uso del tuo arbitrio diventò.
Io
il tuo, tu il mio usiamo ognor quaggiù
e
niun di noi il proprio mai cangiò.
(Se
v'è chi cerchi di saper com'è
nessuno
lo può dir meglio di sè).
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61)
Or
di fernina, ord'uomo ho la figura;
ora
d'astro, or di belva, or d'elemento;
ma
niun di questi -son, per mia natura.
Benchè
femina ognor chiamar mi sento
mai
porto fuori il piè dalle mie mura
e
son soggetta al sole all'acqua al vento;
ma
insegno, per mio ufficio principale
mezzi
per viver bene e viver male.
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62)
Io
fui di gran capacità formato,
ma
son senza ragion, senza intelletto
e
a distinguer quaggiù son destinato,
ad
occhi chiusi, il buon dall'imperfetto.
Tutto,ciò
che d'immondo mi vien dato
più
puro in pochi istanti lo trasmetto
e
con quel che dal ventre in terra spando
le
vostre voglie vado ognor cibando.
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63)Benchè
grande in valor, servo per gioco
e
son l'Atlante e il Distruttor dei regni;
racchiuso,
vò crescendo e a poco a poco
col
crescer mio crescon gli altrui disegni.
Pur,
negli angusti miei confini han loco
eroi,
scettri, monarchi, armi, triregni:
porto
nome regale in fronte scritto
e
- innocente - son reo d'ogni delitto
|
.
64)
Entro
quel marmo, anche nel verde aprile,
viene
meno ogni pompa e si risolve:
ciò
che il mondo ha di raro e di gentile
là
si dilegua e si riduce in polve,
e
un misto ancora, prezioso o vile
d'ossa
e di carne si confonde e volve.
-
Ravvìsalo,
mortale, e vedrai come
tomba
non è, benchè da morte ha il nome.
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65)Ho
un posto in cielo, un altro nell'inferno
e
tengo in mezzo a lor la stanza mia;
non
fui mai in vita eppur sono in eterno,
non
sono in piè, ma vado in campagnia.
Io
sto ben nell'autunno e nell'inverno;
vado
in amore ed entro in gelosia;
son
nell'alto, nel mezzo e nel profondo
e
mi vedrete anche alla fine del
mondo.
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66)Benchè
sian colpe altrui le colpe mie,
nacqui,
per fatal sorte, irnprigionato.
Girai,
a piacer mio, le anguste vie
del
carcere mortai che mi fu dato;
ma
un di mi trasse fuor dalle natie
mia
care e chiuse stanze un braccio armato
onde
uscii con rossore e fui costretto
a
palesare ogni segreto affetto.
|
|
67)
Anch'io
son reo di qualche fallo, è vero,
ma
pure il fallo mio non è peccato,
perchè,
per mia natura, io son leggero.
Son
con legni battuto e tormentato;
fin
nel cader - per mio destin severo
son
dal suolo schernito e rigettato,
ma
dolerrni e parlar non mi è concesso
e
m'è vietato anche il respiro stesso
|
68)
Ardito,
col mio ferro e quasi nudo,
quante
volte fugai le armate schiere;
fui
del Duce primier sostegno e scudo,
portai
spoglie nemiche, armi e bandiere;
pugnai
nei boschi ancor contro il più crudo
furor
dei mostri e di voraci fiere,
e
per unico vanto il ciel mi diede
di
metter la fortuna sotto al piede.
|
|
69)
Qual
femina crudele, oh Dio, mirate
che
porta al mondo impetuosa guerra
e
in campo aperto - oh rigida empietate!
schianta,
sconvolge, intimorisce, atterra;
recide
il fior d'ogni più verde etate
e
di gelido orror copre la terra.
Il
suo vigore è si possente e forte,
che
- se uccidesse - io la direi la Morte.
|
70)
Bruno
ho sembiante e pure amo il candore;
stabilisco
i pensieri e son fugace;
ora
porto la gioia, ora il dolore,
son
messagger di guerra e anche di pace.
Fomento
or la discordia, ora l'amore;
non
ho lingua nè bocca e son loquace;
morte
e vita so dar, pena e salute,
ma
sta nell'altrui stil la mia virtute.
|
|
71)
Veggo
in sembiante amabili ma fiere
bella
Guerriera che le spoglie ammassa:
ogn'incontro
ella vince e, a suo volere
alza
la destra armata ed or l'abbassa
mentre
il lucido acciaio taglia e fére,
e
le file schierate urta e trapassa;
pure,
di sangue non rosseggia il suolo,
chè
ferire e sanare è un punto solo.
|
72)
lo
vengo, come un reo, preso e legato,
da
punture trafitto e poi battuto.
Solo
la pelle ho addosso e mi fu dato
titolo
di loquace e pur son muto.
Or
deriso dal volgo, ora straziato,
son,
come schiavo, in pubblico venduto.
Scorro
provincie e regni e in più d'un luogo
venni
additato e condannato al rogo.
|
|
73)Che
fiero tono e minaccioso io sento,
che
tutti empie d'orrore e cielo e suolo!
Un
oscuro vapor che la spavento
il
sole adombra e va per aria a volo
e
n'esce un fuoco tal che in un momento
seco
porta ruina e morte e duolo;
ma
benchè uccide, abbaglia e assorda il suono,
non
è saetta, e non è lampo a tuono.
|
74)
Discesa
da natali antichi e chiari
(pur
di macchie più sordite capace)
si
vagheggia oggidì fin sugli altari
la
più volubil femina fallace,
che,
nota a tante terre e a tanti mari,
si
rende ai prieghi altrui sorda e fugace,
ma
ottien, talor, dal ciel virtù cotanta
che,
chiusa in piccol grotta, divien santa.
|
|
75)
Allor
che mi apro il sen per darvi il cuore,
barbari,
verso me venite a stuolo
e
quella ch'è di me parte migliore
la
flagellate e la gettate al suolo.
Ma
saprò ben punire il vostro errore
col
far cento ferite a un colpo solo
e
si avvedrà del suo furore insano
chi
ardirà contro me stender la mano.
|
76)Queste,
sì, queste - oh Dio! - son le vicende
del
nostro vano e deplorabil fato:
c'è
chi cade, chi sorge o s'alza o scende,
chi
viene sollevato e chi abbassato;
chi
altrui toglie il vigore e chi lo rende,
chi
bene avrà vital, chi perde il fiato:
così,
con modo stabile ed incerto,
fan
le nostre discordie il gran concerto.
|
|
77)Io,
che fra tante mie compagne e tante
a
più d'un serto già fui destinata,
che
allettai col fulgor del mio sembiante,
cara
ne' vezzi e ai duoli altrui sì grata,
dovrò
nel mondo, a tante genti avante,
prigioniera
- alla fin - viver legata?
E
il soffri tu, mio sol, che mi dài vita?
(Dicea
così la bella Margherita).
|
78)
Infelice destin! Vicino al fuoco
un
augel va girando e si consuma;
accostandosi
ai raggi a poco a poco
già
d'ali non ha più segno nè piuma.
Sembra
che di girar si prenda gioco
e
con la fiamma di scherzar presuma:
(ma
a questo punto io so che voi pensate
che
certo è la falena... e v'ingannate).
|
|
79)E'
ver che nacqui, lacrimando, anch'io,
ma
ottenni un vanto singolar di vita
e
che il poter divino in me s'unio
con
le mie forze, il mio vigor l'addita.
Il
pregio lusinghier del nome mio
chiama
ai conforti, alle dolcezze invita;
forte
ho l'aspetto e forte spirto annido:
ora
giovo, ora offendo ed ora uccido.
|
80)
La
gran dama sì nota al mondo è quella
ch'è
di nome si chiaro e d'alto stato.
Femina
antica, si, ma tanto bella
benchè
abbia il viso pallido e macchiato.
Ha
bianco il velo e bianca la gonnella,
con
molte illustri damigelle a lato;
pur
vedrete, guardandola di sotto,
che
talvolta ella porta il cerchio rotto.
|
|
81)Prima
ch'io fossi augello era
serpente,
perchè
serpente e non augello
nacqui;
serpe,
di bosco in bosco errai sovente
e
augello, sempre pigro, a terra giacqui;
serpe
ebbi sete irresistibilmente
nè
di verun liquor mai mi compiacqui.
Cosi
un tempo fui serpe, un tempo augello
ma
invero non fui mai questo nè quello.
|
82)
Quel
che di derubarmi ottenne il
vanto,
di
me poi non serbò pietate almeno;
anzi,
vieppiù crudel, rise a quel pianto
che
misera spars'io sopra il terreno.
Del
mio sangue il desio crebbe in lui tanto
che
i dolci figli mi strappò dal seno
e
tutti li mirai, con doglia acerba,
stroncati
ed insepolti in mezzo all'erba.
|
|
83)Quante
genti allettò, quante ne uccise
colui
che senza padre è generato.
Come
vago comparve e in quante guise
alle
ninfe, ai pastori, al bosco, al prato
bianco
spuntò poi rubicondo rise
con
vaga schiera di compagni a lato.
Ma
non s'accorge quell'incauto, ancora
che
ha il suo veleno in sen che lo divora.
|
84)Non
siam più al mondo e siamo fra i viventi.
Voi
ci vedrete e pur noi siam sepolti
e
benchè in polve siam nei monumenti
stanno
aperti i nostri occhi a voi rivolti.
Siam
morti, è ver; ma vivi a voi presenti
e
voi pur ravvisate i nostri volti:
ancorchè
morti siam prima di voi,
voi
dovete finir prima di noi.
|
|
85)Sto
per lo più sepolto e pur non moro
e
mi diletto delle cose antiche;
perchè
mai non tralascio il mio lavoro
vede
col tempo ognun le mie fatiche.
Non
son fiera e pur lacero e divoro
senza
uscir dalle mie tane mendìehe
anzi,
quando più dentro a lor m'ascondo
maggiori
danni partoriscono al mondo.
|
86)
Un
serpe agli occhi miei comparve un giorno
cinto
di squame colorate e belle;
allungandosi
e meno, il suo soggiorno
fermava
poi sotto la dura pelle.
M'accosto
ardito e affiso il guardo intorno
alle
sue luci, che pareano stelle
ed
ecco allor muoversi a me davante
i
monti, i cieli, gli astri, il mar, le piante.
|
|
87)Che
ria sventura!, e che mi giova
avere
in
ameno recinto albergo e sede
se
il mio crudel destin, non per vedere
ma
sol per lacrimar gli occhi mi diede?
E
deggio, infine, per altrui piacere
versar
fiumi di pianto all'altrui piede:
perdendo
il buon umor ch'ho in sen raccolto
dò
la vita, piangendo, a chi è sepolto.
|
88)lo
son d'ogni vivente e scorta e duce
e
son di sfere e di splendor ripieno:
un'imago
di sole in me traluce.
Or
mi mostro turbato, ora sereno,
vibro
strali d'ardor, lampi di luce
e
di limpido umor bagno il terreno;
ora
sono pietoso, ora spietato
e
invito al pentimento ed al peccato.
|
|
89)Vi
starà in faccia e pur non mi vedrete
e
mi vedrete se sarò distante
e
all'occhio ed al color conoscerete
che
sempre copre il vero il mio sembiante.
Ma
se dell'arte mia vaghi voi siete
cangerò
cento fonne a voi davante
e
accostando i miei lumi agli occhi vostri.1
saprò
cangiarvi pure in belve o in mostri.
|
90)
Quanti,
per allettar le umane voglie,
spessi
raggiri ha l'arte e quanti modi!
Veggo
una man che intenta all'altrui spoglie
ora
par che incateni, ora che snodi.
Miro
l'altra che,i ferri e i lacci accoglie
e
intanto di scherzar fabbrica nodi
e
talun che già tesi ancor li vede
va
da se stesso a porvi dentro il piede.
|
|
91)
Noi
siam germane e abbiamo in
ogni sito,
e
di terra e di mar, luogo e confine
e
benchè siám talor mostrate a dito
siamo
accolte fra principi e regine.
Siam
poche eppur entriam nell'infinito
e
del tutto noi siam principio e fine:
diam
segni al tempo, agli anni, ai
giorni, all'ore;
siamo
create e facciamo il,Creatore.
|
92)
Son
partorito e nasco senza vita,
poi
partorisco i figli di mia madre;
la
di lei prole in me sta concepita
e
posso dir che sono figlio e padre.
M'indura
il fuoco e agli occhi altrui m'addita
con
sembianze più amabili e leggiadre
e
porto - qual mirabile tesoro -
sotto
il candido aspetto un cuore d'oro.
|
|
93)
Donne
gentili, ho in vostra man riposto
tutto
me stesso, innanzi a voi raccolto,
per
cui, ben sospirando ognor m'accosto
al
vostro caldo seno e al vostro volto.
Io
veggo che, agitato oppur composto,
son
da voi ben trattato e ben accolto:
pur
le sembianze mie, stimate belle,
sono
formate sol d'ossa e di pelle.
|
94)
Fin
quando ebbi una bocca, io vissi fiera
e
con due bocche diventai pietosa;
or,
divenuta nobil prigioniera,
son
custodita da una man gelosa
e
chi sicuro in faccia a me non era
in
me vive contento e si riposa.
Tolsi
a molti il vigor, a molti il rendo;
-
viva, li offesi; morta li difendo.
|
|
95)
Sono
tra il fuoco e l'onda al tempo stesso
e
ciascun d'essi a non temere imparo;
anzi
l'un con la forza io tengo oppresso
e
all'altra io fo, col petto mio, riparo.
Dalla
natura mia mi fu concesso
un
seno avvezzo al dolce ed all'amaro
ma
se ribollo d'ira, anche per poco,
giungo
a confonder l'onda con il fuoco.
|
96)
Son
degli arcani altrui fido custode
e
-pur mai non li udii nè mai l'intesi,
e
benchè alcuno favellar non m'ode
a
ciascun che il desta li fo palesi.
A
questo mio costume ognun dà lode
e
mi va sospirando e gli anni e i mesi
perchè
conosco con ragioni espresse
che
questo non è vizio ma interesse.
|
|
97)
Son
freddo per natura e son soggetto
di
quando in quando a un gran calor di fuoco
chè
chiudo in seno tanto ardor ristretto
che
m'infiamma e poi manca a poco a poco.
Benchè
non soffra, spesso io resto a letto
dove
mi aggiro e mai non trovo loco
e
infine veggio - oh barbaro portento!
della
mia febbre, altri goder contento.
|
98)
Questa
è una -certa cosa universale
che
nel mondo fa ognor bella figura;
un'essenza
sottile e naturale
che
si cava dal fior, candida e pura,
sana
molti difetti di natura.,
figura
solo quei che non c'è più.
Chi
per genio l'adopera e chi
per spasso;
qualcun
l'usa con l'olio, altri col
grasso.
|
|
99)
Senz'alcun
tetto e senza fondamento
vedo
una casa molto stravagante
dove
stanno abitanti a cento a cento
che
han le finestre fin sotto le piante.
Casa
molto soggetta all'acqua e al vento,
fatta
però con maestria galante:
si
dà a tutti l'ingresso, ma all'uscita
senza
sperar, perdon costà la vita.
|
100)
Quei
che di sopra giace, abbasso andrà;
quei
ch'è di sotto ha da arrivar lassù;
e
quei che andrà in fondo al ciel rivolto
sta;
quei
che d'andare alto è volto in giù
e
tra la turba che si vede là
Figura
solo quei che non c'è più
Per
quei che vuol la verità comprendere
questo
è l'enimma che bisogna intendere
|
Scioglimento
dei nodi:
| 1)
Il bambino nel ventre della madre
|
2)
Il
formento
|
3)
L'aria
|
4) La
fiamma
|
| 5)
Il
fumo
|
6)
La terra
|
7)
Il vino
|
8)
La
camicia
|
| 9)
La notte
|
10) La
pulce
|
11) La
donna
|
12) Il
sole
|
| 13)
La lanterna
|
14)
L'iride
|
15)
La spola da telaio |
16)
La poesia
|
| 17)
La musica
|
18)
La pittura
|
19)
Il letto
|
20)
Il letto
|
| 21)
Li secchi del pozzo
|
22) Il
cane
|
23) La...
correggia ossia peto
|
24)
Il sospiro
|
| 25)
L'eco
|
26)
L'indovinello ossia enimma |
27)
La cicala
|
28)
Le scarpe
|
| 29)
Il pidocchio
|
30)
Le candele
|
31)
La gelosia della finestra
|
32)
Lo specchio
|
| 33) La
calcina |
34)
Le formiche
|
35) La
ruota d'aguzzare
|
36) La
sabbia del mare
|
| 37) Il
velo
|
38) Il
ghiaccio |
39) Li
dadi
|
40)
Gli occhiali
|
| 41)
L'orecchio
|
42)
La bocca |
43)
Il naso
|
44)
Il tamburo
|
| 45)
La tromba
|
46)
Il vascello in mare
|
47)
La carrozza
|
48)
Il cernbalo
|
| 49)
Il gallo |
50) La
testugine di mare
|
51) La
sega
|
52)
La chiave |
| 53)
Il tabacco |
54)
La campana |
55)
Il cappeIlo
|
56)
La spada
|
| 57)
L'orologio a pendolo |
58)
La lacrima
|
59)
Le parrucche |
60)
Il nome proprio |
| 61)
L'insegna della osteria
|
62)
Il crivello del grano |
63)
Il denaro ossia moneta |
64)
Il mortaio da cucina |
| 65)
La lettera o
|
66)
L'emissione del
sangue o salasso |
67)
Il pallone |
68)
Il cavallo |
| 69)
La
grandine |
70)
Il chiostro |
71)
La donna che cuce
|
72)
Il libro |
| 73)
L'artiglieria |
74)
L'acqua |
75)
Il riccio della castagna |
76)
I mantici dell'organo |
| 77)
La perla |
78)
Il pollo allo spiedo |
79)
L'acquavite |
80)
La luna |
| 81)
Il baco da seta |
82)
La vite |
83)
Il fungo |
84)
Li ritratti degli antenati |
| 85)
Il tarlo
|
86)
Il
cannocchiale |
87)
L'
annacquatore |
88)
L'occhio |
| 89)
La maschera |
90)
La donna che fa la calza |
91)
Le lettere dell'alfabeto |
92)
L'uovo
|
| 93)
Il ventaglio
|
94)
Il manicotto di
Pelle d'orso |
95)
La caldaia |
96)
Il
portalettere |
| 97)
Lo
scaldaletto
|
98)
La polvere di Cipro (ossia la cipria)
|
99)
Li pesci nella rete |
100)
Il cadavere portato alla sepoltura |
|